Il settore della formazione professionale italiana continua a macinare risultati positivi, ma si prepara a un cruciale cambio di rotta. Nel 2024 il comparto ha raggiunto un nuovo record: 6.408 aziende operative (il 15,2% in più rispetto al 2022) e ricavi superiori ai 4,1 miliardi di euro, con una crescita del 28,2% rispetto al biennio precedente. A trainare questi numeri sono stati gli investimenti del Fondo nuove competenze e soprattutto il programma GOL, che ha rappresentato una delle principali leve occupazionali degli ultimi anni. Tuttavia, con il termine programmato di questi interventi straordinari all'orizzonte, il settore deve prepararsi a una nuova fase.
Queste le considerazioni emerse durante l'Assemblea generale di Assolavoro Formazione, riunita per discutere della programmazione comunitaria 2028-2034. Secondo Agostino Di Maio, presidente dell'associazione, il momento rappresenta una biforcazione decisiva: "Chiudiamo una stagione e ne apriamo un'altra. Serve costruire insieme il modello che accompagnerà le politiche attive nei prossimi anni, perché non è una questione rilevante solo per le nostre imprese, ma per l'intero Paese, per il mercato del lavoro e per il modo in cui pubblico e privato collaboreranno". L'obiettivo è capitalizzare l'esperienza maturata con GOL per strutturare una partnership stabile tra istituzioni e operatori privati.
Ancora più esplicito il messaggio del ministero del Lavoro. Massimo Temussi, direttore generale delle Politiche Attive, ha sottolineato come l'esperienza di GOL abbia definitivamente provato l'efficacia della collaborazione tra settore pubblico e privato: "La nuova programmazione europea rappresenta un'occasione per stabilizzare il modello che abbiamo costruito insieme. Non possiamo tornare indietro: il futuro delle politiche del lavoro deve poggiarsi su un sistema integrato dove pubblico, privato e formazione lavorano in sinergia, mettendo al centro i risultati concreti e la competitività delle aziende".
Perché questo nuovo assetto funzioni, però, servono una semplificazione significativa della burocrazia amministrativa e un'offerta formativa sempre più aderente alle esigenze effettive di imprese e lavoratori. Il contesto è complesso: la transizione digitale accelera, l'intelligenza artificiale ridisegna i profili professionali, e i cambiamenti demografici riallocano le risorse umane disponibili. La formazione dovrà adattarsi in tempo reale a questi fenomeni, evitando di inseguire i fabbisogni quando sono già obsoleti.
La partita che si gioca ora è cruciale per l'occupabilità italiana nei prossimi dieci anni. Se il pubblico-privato funzionerà davvero come una macchina ben oliata, l'Italia potrebbe cogliere il treno della nuova programmazione europea. Se invece dovessero riaffiorare conflitti di interesse o logiche compartimentali, il rischio è di perdere un'occasione preziosa per ammodernare il sistema delle competenze nel Paese.