Il governo italiano ha deciso di rompere gli indugi e alzare la tensione con Mosca. Due ufficiali militari dell'ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, dovranno lasciare il Paese entro tre giorni. L'annuncio arriva dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha inquadrato l'espulsione come conseguenza diretta delle attività spionistiche riscontrate dall'inchiesta della Procura di Roma. Per la Farnesina si tratta di un'azione ostile e incompatibile con la sicurezza del nostro Paese. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere: Mosca ha promesso una contromossa "adeguata".

A scatenare la crisi diplomatica è stata l'indagine che nei giorni scorsi ha portato ai domiciliari due ex agenti dei servizi di intelligence italiani, Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale. Secondo l'accusa, i due avrebbero trasmesso informazioni riservate alla Russia e abusato dell'accesso a sistemi informatici sensibili. L'inchiesta, coordinata dalla Procura capitolina e sviluppata dai carabinieri del Ros sulla base di una segnalazione dell'Aisi, ha coinvolto anche altri indagati, tra cui militari in servizio con compiti delicati legati alla difesa nazionale.

L'espulsione di addetti diplomatici con funzioni militari segnala che Roma considera questa vicenda parte di una strategia più ampia di pressione ibrida attuata da Mosca. Il Cremlino, secondo l'analisi della Farnesina, continua a sfruttare canali diplomatici, relazioni personali e accessi privilegiati per raccogliere dati, testare vulnerabilità dei sistemi occidentali e minare coesione nei Paesi atlantici. La decisione italiana invia un chiaro messaggio: l'accreditamento diplomatico non può essere scudo per operazioni ostili.

Questo non è il primo episodio del genere. Nel 2021 il caso Walter Biot, ufficiale della Marina Militare arrestato per spionaggio a favore della Russia, aveva già provocato l'espulsione di funzionari russi e una risposta speculare da Mosca. Nel 2022, successivamente all'invasione dell'Ucraina, l'Italia aveva allontanato trenta diplomatici russi per motivi di sicurezza nazionale, allineandosi alle azioni di altri alleati della Nato.

Con questa mossa, Roma intende comunicare all'Alleanza atlantica che il fianco meridionale europeo non rappresenta una zona secondaria rispetto alla competizione con la Russia. Questioni come intelligence, tecnologie sensibili, armamenti e posizionamento sul conflitto ucraino rimangono campi di scontro prioritario. La Farnesina dimostra così di aver compreso appieno l'evoluzione della minaccia: dalla tradizionale attività di spionaggio alle operazioni di corruzione e infiltrazione negli apparati statuali alleati.