Il Rassemblement National ha deciso di schierare Marine Le Pen come candidata ufficiale alle elezioni presidenziali francesi del 2027, scelta che arriva a soli due giorni di distanza dalla sentenza della Corte d'Appello di Parigi. La decisione ha sorpreso solo in parte gli osservatori politici, poiché nei mesi precedenti l'orientamento dei militanti del partito di estrema destra aveva già mostrato una disponibilità al voto per il movimento indipendentemente dal nome in cima alla lista, sia esso stato Jordan Bardella che la stessa Le Pen.

Secondo quanto riferito all'ANSA da Fabrice Leggeri, eurodeputato del Rassemblement National e già direttore dell'agenzia europea Frontex, la mossa strategica ha prodotto risultati immediati sul fronte elettorale. Le rilevazioni condotte nelle ventiquattro ore successive al verdetto dei giudici registrerebbero un incremento di almeno quattro punti percentuali nelle intenzioni di voto nei confronti della candidata. Un dato che il partito interpreta come segnale di mobilitazione degli elettori francesi attorno alla figura della Le Pen, ormai percepita come il volto identificativo della sfida presidenziale di Rassemblement.

Le dichiarazioni di Leggeri riflettono una prospettiva che legittima la candidatura sul piano democratico. Secondo l'eurodeputato, l'esito della sentenza rappresenta una «prima vittoria per la democrazia francese» e un «fondamentale trampolino di lancio per la campagna elettorale». Elemento cruciale della sua argomentazione è il principio che siano i cittadini, e non gli apparati giudiziari, a detenere l'autorità decisionale in merito all'accesso alle cariche pubbliche. «Non spetta ai magistrati determinare chi possa o non possa candidarsi alla presidenza della Repubblica», ha sottolineato Leggeri, sostenendo che Marine Le Pen possiede pienamente il diritto di partecipare alla competizione presidenziale.

La tensione fra il sistema giudiziario e la sfera politica rimane tuttavia sottesa. La sentenza d'appello arrivata da Parigi rappresenta un capitolo significativo della complessa vicenda legale che circonda la leader del Rassemblement da anni, segnando un momento di discontinuità nella sua traiettoria personale e politica. La scelta del partito di confermarne la candidatura, malgrado le sentenze sfavorevoli, rappresenta una chiara opzione per affrontare il tema sul terreno della legittimità popolare piuttosto che su quello strettamente legale.