La fragile pace tra Stati Uniti e Iran dura appena tre settimane. L'accordo sottoscritto lo scorso aprile, dopo mesi di negoziati diplomatici, sta implodendo sotto i colpi di una nuova e grave escalation militare. Il punto di rottura è stato raggiunto mercoledì durante il vertice della Nato ad Ankara, quando il presidente americano Donald Trump ha annunciato pubblicamente la fine della tregua con parole durissime. "Per me è finito", ha dichiarato, definendo il governo iraniano "feccia", "malato" e "fuori di testa". Trump ha proseguito affermando che ritiene i vertici di Teheran persone "feroci e violente" che userebbero l'arma nucleare senza esitazione.

A poche ore dalle dichiarazioni presidenziali, gli Stati Uniti hanno mantenuto la minaccia di colpire "duramente" l'Iran lanciando la seconda ondata di attacchi in quarantotto ore. L'aviazione americana ha centrato novanta siti militari distribuiti lungo le coste iraniane affacciate sullo Stretto di Hormuz e il Golfo di Oman. Tra le zone colpite figurano Bandar Abbas, Sirik, Jask, Konarak e Chabahar. Gli attacchi hanno interessato infrastrutture logistiche strategiche e i sistemi di difesa aerea della Repubblica Islamica, provocando esplosioni significative in più città costiere.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione hanno lanciato attacchi contro le basi militari statunitensi dislocate in Kuwait e Bahrain, mentre altri Paesi del Golfo hanno dovuto intercettare ulteriori missili e droni. Teheran ha qualificato le operazioni come la "prima fase della risposta punitiva" contro i violatori dell'accordo. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e principale negoziatore nella tregua con Washington, ha pronunciato parole di minaccia esplicita: "Se colpite, sarete colpiti". Ha inoltre ribadito che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto alle condizioni iraniane, non alle "minacce americane".

L'escalation assume proporzioni che vanno oltre il semplice scambio di colpi tra i due contendenti. Il sistema di mediazione internazionale che ha permesso di raggiungere il Memorandum d'intesa rischia di crollare completamente, riportando la regione verso uno stato di conflitto aperto. Secondo l'analisi di Ellie Geranmayeh, responsabile dei programmi per il Medio Oriente e il Nord Africa presso l'European Council on Foreign Relations, l'accordo firmato appare "straordinariamente fragile" dopo solo tre settimane. Le due superpotenze regionali hanno raggiunto la più grave escalation militare dall'inizio della tregua di aprile, segnalando l'assenza di margini di manovra diplomatica nel breve termine.