Contrariamente alle aspettative della Casa Bianca, l'Iran ha saputo resistere e mantenersi stabile dopo il bombardamento coordinato lanciato da Stati Uniti e Israele quattro mesi fa. Le previsioni di una capitolazione rapida del regime teherano, alimentate dalle dichiarazioni della presidenza Trump, non si sono concretizzate. Oggi, il paese continua a operare con continuità istituzionale, dimostrando una capacità di resilienza che ha sorpreso molti osservatori internazionali.
Secondo l'analisi proposta da Le Monde, la strategia americana si è rivelata sottodimensionata rispetto agli effettivi obbiettivi dichiarati. Il calcolo politico-militare su cui si reggeva il piano d'azione appariva basato su presupposti ottimistici riguardo alla vulnerabilità del sistema di difesa iraniano e alla coesione interna del paese. Nessuno di questi fattori si è verificato come previsto, alimentando quello che rappresenta un significativo insuccesso della politica estera americana nel Medio Oriente.
L'aspetto più rilevante della situazione attuale riguarda il mantenimento della capacità negoziale da parte di Teheran. Nonostante i danni subiti e la pressione internazionale, l'Iran continua a sedere ai tavoli diplomatici con un ruolo di protagonista, anzichè in posizione di debolezza. Questo elemento segna un cambio paradigmatico rispetto alle prospettive originariamente ventilate, dove si ipotizzava un Iran marginalizzato e costretto a negoziare da posizioni di inferiorità.