La sicurezza di uno Stato non si misura più solo con la forza militare alle frontiere. Questo il messaggio centrale emerso dalla conferenza internazionale "Geopolitica, tecnologie e sicurezza: sfide e prospettive per l'Italia", svoltasi mercoledì a Roma. L'evento, promosso dalla Med-Or Italian Foundation insieme alla Luiss School of Government con il supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione Csf, ha radunato esperti di istituzioni, industria e mondo accademico per analizzare come il concetto di protezione nazionale si sia trasformato radicalmente negli ultimi anni.
Oggi la vulnerabilità di un Paese passa attraverso canali ben più complessi: i cavi sottomarini che trasportano i dati del commercio digitale globale, le reti informatiche critiche, la disponibilità di materie prime strategiche e fonti energetiche, i centri di ricerca e produzione ad alta tecnologia. A questi si aggiungono sfide completamente nuove, come lo sviluppo e il controllo dell'intelligenza artificiale, che rappresenta ormai un elemento fondamentale della competizione internazionale tra le diverse nazioni.
L'Italia si trova in una posizione particolare rispetto a questa trasformazione. La sua centralità geografica nel Mediterraneo, la presenza di grandi aziende nei settori chiave dell'economia e l'integrazione profonda nelle catene globali di valore rappresentano al contempo rischi significativi e opportunità strategiche considerevoli. Il vero interrogativo, secondo gli esperti riuniti a Roma, è come trasformare questi vantaggi strutturali in una strategia coerente che unifichi sicurezza, innovazione tecnologica e politiche industriali intelligenti.
La conferenza si è sviluppata attorno a due sessioni di lavoro parallele: la prima ha approfondito il ruolo del Mediterraneo allargato come snodo critico per la connettività globale, la tecnologia, l'energia e la sicurezza; la seconda si è concentrata sugli impatti della competizione geopolitica e tecnologica sul sistema Paese italiano nel suo complesso. Tra i relatori internazionali figuravano Hoda A. Al Khzaimi della New York University Abu Dhabi, esperti come Giuseppe Calabrò in veste di consigliere per la Sicurezza energetica del ministro della Difesa, e il ricercatore Mohamed Ali Chihi del Global Institute for Strategic Research di Doha.
L'iniziativa rappresenta il primo passo di un progetto di ricerca più ampio dedicato all'evoluzione della sicurezza globale nell'area mediterranea. I risultati di questo lavoro confluiranno in una pubblicazione scientifica prevista per novembre, che intende fornire una visione sistemica delle nuove minacce e delle possibili risposte strategiche che un Paese sviluppato e tecnologicamente avanzato deve considerare nel prossimo decennio.