La crisi demografica italiana richiede un cambio di paradigma nella politica previdenziale. Non bastano più gli aggiustamenti sui requisiti pensionistici o sui coefficienti di calcolo: occorre costruire fondamenta solide partendo dal mercato del lavoro. È il messaggio centrale del Rapporto annuale dell'Inps, presentato il 9 luglio 2026 dal presidente Gabriele Fava nell'aula della Camera dei Deputati. Un'Italia che invecchia e fa meno figli significa meno contribuenti e più pensionati: una combinazione esplosiva per la tenuta complessiva del sistema.

"Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e adeguatamente remunerato", ha dichiarato Fava illustrando il documento. Secondo il presidente dell'istituto, la sostenibilità previdenziale non si costruisce con semplici ritocchi normativi, bensì attraverso scelte strutturali nel mercato del lavoro. "Se l'occupazione è fragile, la previdenza lo sarà ancora di più. Se i stipendi rimangono bassi, i contributi versati non basteranno. Se giovani e donne continuano a restare emarginati dal mercato, il sistema perde sia la base contributiva che la capacità produttiva complessiva".

I dati fotografano uno scenario complesso. L'Italia ha raggiunto il record di oltre 24 milioni di occupati, con una crescita trainata dal lavoro a tempo indeterminato. Tuttavia, permangono fragilità significative: il tasso di occupazione resta ancora inferiore alla media europea, e sono evidenti i divari di genere. Inoltre, la creazione di posti di lavoro si è concentrata soprattutto nel settore dei servizi, caratterizzato da minore continuità occupazionale, produttività stagnante e livelli salariali contenuti. Questi fattori vanno a incidere direttamente sulla capacità contributiva futura.

Su questo fronte, però, l'intervento governativo degli ultimi anni ha prodotto alcuni risultati tangibili. Attraverso riduzioni fiscali e contributive indirizzate ai redditi più bassi, lo Stato ha contenuto l'erosione del potere d'acquisto. Secondo l'analisi dell'Inps, i dipendenti full-time hanno visto aumentare lo stipendio netto mediano del 19,2% tra il 2019 e il 2025, recuperando di fatto l'inflazione accumulata. Questo significa che per i lavoratori a basso-medio reddito l'erosione è stata sostanzialmente azzerata dalle politiche pubbliche.

Ma la vera sfida rimane affrontare le debolezze strutturali: combattere l'economia sommersa, aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, creare opportunità per i giovani, elevare i salari nel settore dei servizi. Secondo Fava, la previdenza non inizia al momento della pensione, bensì nel primo contratto sottoscritto, nella prima busta paga, nella continuità dei versamenti nel tempo. Solo una occupazione qualitativamente migliore può garantire che il prossimo decennio non si trasformi in una crisi previdenziale irreversibile.