Giorgio Gori, eurodeputato del Partito Democratico nella commissione Industria del Parlamento europeo, chiede una rivisitazione del sistema ETS (Emission Trading System), lo strumento europeo che regola il commercio delle quote di emissioni di anidride carbonica. La posizione dell'esponente dem coincide con quanto sostengono i principali rappresentanti industriali di Italia, Francia e Germania, tre pilastri manifatturieri del continente.

L'intervento di Gori arriva a pochi giorni dalla proposta di revisione attesa dalla Commissione europea per il 17 luglio. L'eurodeputato respinge le ipotesi avanzate dal governo italiano di cancellare o sospendere completamente lo strumento, ritenendo invece che una modifica mirata sia più opportuna. "Non si tratta di smantellare l'ETS, ma di renderlo più incisivo e adattarlo al contesto attuale, caratterizzato da costi energetici alle stelle e da una forte pressione competitiva dai mercati asiatici", spiega.

Secondo Gori, esistono diversi meccanismi su cui Bruxelles potrebbe intervenire: dalla riserva di stabilità del mercato ai benchmark di riferimento, dalla modulazione del fattore lineare di riduzione fino al rafforzamento del CBAM (meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). L'ETS rimane cruciale per orientare l'economia europea verso una decarbonizzazione progressiva, ma richiede una maggiore flessibilità per non compromettere la competitività della base industriale continentale.

Un aspetto ritenuto prioritario da Gori riguarda l'utilizzo dei proventi generati dal sistema. L'eurodeputato sottolinea l'importanza dell'appello che Confindustria, MEDEF e BDI rivolgono alla Commissione e ai governi nazionali: i fondi derivanti dall'ETS devono essere integralmente destinati alla decarbonizzazione e alla trasformazione industriale. "Insistiamo su questo tema da mesi", conclude Gori, evidenziando come un uso strategico delle risorse sia fondamentale per accompagnare le aziende europee nella transizione verde senza sacrificarne la prosperità.