All'Istituto Sturzo di Roma si è tenuto di recente un incontro promosso da associazioni cattoliche incentrato su democrazia, rappresentanza e riforma della legge elettorale. Un'occasione di approfondimento importante, ma che ha generato riflessioni critiche quando i lavori sono stati conclusi dai leader della sinistra italiana: Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ed Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico. Nulla di illegittimo nella loro partecipazione, se non fosse per un elemento che stride con la storia italiana: entrambi incarnano sensibilità politiche culturalmente distanti dalla tradizione del cattolicesimo democratico e popolare che ha caratterizzato il panorama italiano.
La questione di fondo è più profonda e riguarda il cambiamento strutturale avvenuto nel rapporto tra il mondo cattolico organizzato e la politica. Oggi non esiste più quell'unità d'intenti che caratterizzava l'epoca della Democrazia Cristiana, quando il voto cattolico convergeva verso una forza politica egemone, pur non rappresentando mai un dogma. I cattolici sono oggi equamente distribuiti lungo l'intero spettro politico italiano, senza una casa politica esclusiva. Questo pluralismo è una realtà consolidata e irreversibile.
Ma proprio in questo contesto di dispersione, emerge un rischio nuovo e fino a poco tempo fa inimmaginabile: il sorgere di un "neocollateralismo" che opera in direzione inversa rispetto al passato. Non sono più i partiti a corteggiare le organizzazioni cattoliche, bensì gruppi e movimenti cattolici che tendono a gravitare verso specifiche forze politiche, cercando così di acquisire un ruolo di intermediazione e rappresentanza privilegiata. Questo meccanismo è particolarmente problematico quando viene messo in atto da associazioni che aspirano a parlare "per" l'intero mondo cattolico, spacciandosi come interpreti autorizzate e mature della sensibilità religiosa italiana.
Il nodo centrale della questione rimane però intatto e non negoziabile: nessun soggetto, che sia un partito, un movimento o un'associazione, può arrogarsi il diritto esclusivo di rappresentare il cattolicesimo politico italiano. La presunzione che alcuni gruppi siano "più coerenti", "più responsabili" o "più adulti" di altri nel recitare questo ruolo rappresenta una forma di arroganza che contraddice la natura plurale e democratica della società contemporanea. La sfida per il futuro consiste nel riconoscere questa complessità senza cercare di imporre visioni monolitiche imposte dall'alto.