Il cinema di questa settimana propone due titoli che affrontano il disagio umano attraverso percorsi narrativi radicalmente diversi. Da una parte il dramma storico, dall'altra l'horror psicologico contemporaneo. Entrambi meritano lo schermo grande.
Diriga da Juan Pablo Sallato, "L'hangar rosso" è una coproduzione cileno-italiana ambientata nel 1973, proprio nei giorni seguenti il golpe militare che rovesciò Salvador Allende e instaurò la dittatura di Augusto Pinochet. Il film dura 83 minuti ed è già in distribuzione nelle sale italiane. La storia segue il capitano Jorge Silva, interpretato da Nicolás Zárate, un ufficiale della base aerea di Santiago che incarna il conflitto morale al cuore della narrazione. Silva era fedele al governo deposto, eppure viene assegnato a un compito terribile: interrogare prigionieri politici in un'infrastruttura militare trasformata in centro di detenzione e tortura. Sallato costruisce il suo racconto mantenendo una tensione costante tra l'obbedienza militare e la coscienza umana, ritraendo un uomo intrappolato tra due fedeltà inconciliabili.
La scelta stilistica del regista ricorda l'approccio di László Némes nel celebre "Il figlio di Saul": la violenza viene suggerita piuttosto che esibita, permettendo allo spettatore di comprendere cosa accade senza ricorrere alla rappresentazione esplicita della brutalità. Quest'opera della settimana mantiene una struttura narrativa al contempo impressionistica e rigorosa, trasformando la crisi personale di Silva in ritratto del malessere collettivo di un'intera nazione.
Perfettamente opposto per tono e ambientazione è "Rosebush pruning", diretto da Karim Aïnouz e in arrivo nel 2026 con una durata di 93 minuti. La sceneggiatura porta la firma di Efthimis Filippou, sceneggiatore abituale di Yorgos Lanthimos, e il film si ispira liberamente al capolavoro di Marco Bellocchio "I pugni in tasca" del 1965. Ambientato negli Stati Uniti ma con scene in Spagna, racconta la storia di una famiglia profondamente disfunzionale alla deriva in un vortice di incesti, omicidi e tradimenti di natura psicosessuale. Il cast riunisce attori di spicco: Callum Turner, Jamie Bell, Elle Fanning e Riley Keough vestono i panni di personaggi consumati dal disagio relazionale.
Se il film di Sallato interroga la storia e l'etica pubblica attraverso la lente del dramma realistico, Aïnouz si spinge verso il terreno dello scandalo e della provocazione, inseguendo intenzionalmente l'effetto scioccante. I due titoli rappresentano due modi diversi di affrontare il malessere umano: uno radicato negli eventi storici verificabili, l'altro immerso in una fantasia oscura e volutamente trasgressiva. Entrambi meritano di essere visti.