L'Eurogruppo ha tracciato la roadmap della politica fiscale dell'area euro per i prossimi tre anni, dando il via libera a un approccio graduato che bilancia stabilità e stimolo economico. Secondo quanto emerge dalla dichiarazione ufficiale dell'organo che riunisce i ministri delle Finanze della zona euro, il 2025 sarà caratterizzato da un orientamento sostanzialmente neutrale, per poi virare verso una lieve espansione nel 2026.
L'accelerazione prevista per il prossimo anno sarà principalmente sostenuta da due motori: il Fondo per la Ripresa e la Resilienza, il grande strumento europeo di aiuti finanziati con il Recovery Fund, e l'aumento degli investimenti pubblici nazionali. A quest'ultimo contribuirà in modo significativo anche la crescente spesa per la difesa, riflettendo le priorità strategiche di sicurezza del continente. Contemporaneamente, i governi dovrebbero incrementare anche la spesa corrente nei loro bilanci nazionali.
I ministri hanno esplicitamente respinto l'ipotesi di politiche ancora più espansive nel 2026, allineandosi alla valutazione della Commissione europea. "Un orientamento di bilancio neutrale o leggermente espansivo ci sembra appropriato", hanno sottolineato gli esponenti dell'esecutivo finanziario dell'eurozona, escludendo dunque manovre più audaci dal lato della domanda interna.
Lo scenario cambia sensibilmente a partire dal 2027. In quell'anno, supponendo che la Banca centrale europea non modifichi la sua politica monetaria, l'orientamento di bilancio dell'area euro dovrebbe tornare sostanzialmente neutrale. Questa stabilizzazione nasconderà però dinamiche contrastanti: da un lato, gli investimenti pubblici continueranno a crescere, in particolare per il settore difesa, mentre dall'altro la conclusione del programma RRF avrà un effetto restrittivo sui conti pubblici complessivi dell'eurozona. La spesa corrente nazionale, invece, fornirà solo un limitato supporto all'economia.
La traiettoria delineata dall'Eurogruppo riflette la necessità di mantenere saldi i conti pubblici dopo gli eccezionali livelli di indebitamento raggiunto durante la pandemia, pur continuando a investire nelle priorità strategiche europee. La difesa emerge come elemento cruciale nei prossimi bilanci: con le tensioni geopolitiche in aumento, anche la fiscalità europea si riallinea verso una maggiore dotazione di risorse per la sicurezza militare del continente.