Il Messico passa dalle proteste diplomatiche ai tribunali. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato un'offensiva legale su più fronti contro l'Ice, l'ente statunitense che gestisce i controlli migratori, dopo l'ennesimo decesso di un connazionale. L'episodio più recente risale al 7 luglio a Houston, dove Lorenzo Salgado è stato ucciso durante un'operazione di controllo. Una morte che ha fatto traboccare il vaso per il governo messicano, che ora intende ricorrere alla giustizia americana.

Secondo il piano d'azione illustrato dalla presidente, Città del Messico presenterà denunce formali ai procuratori generali dei singoli stati americani e direttamente al Dipartimento di Giustizia federale. L'obiettivo è documentare i decessi di cittadini messicani avvenuti sia all'interno dei centri di detenzione che durante le operazioni dell'agenzia migratoria. Contemporaneamente, il governo invierà diffide ufficiali alle società private che gestiscono questi centri, sottolineando presunte violazioni massicce dei diritti umani.

La strategia messicana non si limita alle corti americane. Insieme alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, il governo presenterà una richiesta d'intervento alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani affinché adotti misure precauzionali a protezione dei detenuti messicani. Parallelamente, chiederà anche l'attenzione dell'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, sollecitando un'indagine sui casi più recenti.

I numeri dietro questa battaglia legale raccontano una storia preoccupante. Negli ultimi ventiquattro mesi, risultano deceduti 17 cittadini messicani in circostanze legate all'Ice. Di questi, ben quattordici sono morti all'interno delle strutture detentive, mentre tre hanno perso la vita durante operazioni di controllo sul territorio. Lorenzo Salgado rappresenta quindi una tendenza inquietante: quella dei decessi durante gli arresti e i posti di blocco.