Dopo settimane di attesa, la Commissione europea torna all'attacco sul dossier Israele e presenta una strategia concreta per contrastare l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania. L'esecutivo comunitario ha elaborato un documento riservato contenente tre diverse linee d'intervento, che sarà sottoposto ai rappresentanti permanenti dei Paesi dell'Unione e successivamente discusso durante la riunione del Consiglio Affari Esteri prevista per lunedì. La mossa arriva in linea con gli indirizzi del Consiglio europeo e sotto la pressione di diversi Stati membri, in risposta all'atteggiamento unilaterale di Israele nel proseguire lo sviluppo delle colonie, nonostante le posizioni critiche dell'Onu e dell'Ue.

Le tre opzioni presentate da Palazzo Berlaymont seguono una logica comune: colpire specificamente i responsabili delle violazioni dei diritti palestinesi, non la popolazione israeliana nel suo insieme. La prima proposta prevede un sistema di licenze di importazione ad hoc, che comporterebbe l'obbligo per le aziende europee di ottenere un'approvazione dalle autorità nazionali prima di importare merci dalle colonie. La seconda strada punta su dazi doganali puniti per rendere questi prodotti economicamente non competitivi sul mercato europeo, di fatto escludendoli dalla circolazione. La terza opzione, la più drastica, disciplina un vero e proprio divieto di importazione, transito e commercializzazione di qualsiasi merce proveniente dagli insediamenti israeliani nel territorio dell'Unione.

Il passaggio alle proposte concrete apre ora il confronto politico vero e proprio tra gli Stati membri, con tutte le tensioni che ne conseguono. L'attenzione è rivolta soprattutto verso i Paesi che in passato si sono opposti a misure punitive contro Israele: in primo luogo l'Italia e la Germania, che avevano già bloccato iniziative precedenti. Per Bruxelles si tratta del terzo tentativo di trovare una soluzione condivisa. Due proposte precedenti hanno già fatto naufragio nelle divisioni tra i 27: la relazione dell'Alta rappresentante Kaja Kallas sulla sospensione dell'accordo di partenariato Ue-Israele, e successivamente il pacchetto di sanzioni contro il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, che ha richiesto l'unanimità senza ottenerla.

La Commissione intende inquadrare questa nuova iniziativa nel perimetro delle sanzioni di politica estera, il che comporterebbe nuovamente la necessità dell'unanimità tra i 27 Stati. Uno scoglio significativo che già emerge all'orizzonte e che potrebbe rendere difficile il raggiungimento del consenso necessario. Nei prossimi giorni il dibattito entrerà nel vivo, con le capitali europee chiamate a esprimere le proprie posizioni su una questione che continua a dividere profondamente il fronte europeo.