La riunione dell'Eurogruppo di questa settimana ha evidenziato una profonda frattura tra gli stati membri sulla questione dei bond europei comuni. La Spagna, rappresentata dal vice premier e ministro dell'Economia Carlos Cuerpo, ha presentato un'ambiziosa proposta volta a rafforzare l'integrazione finanziaria dell'Ue attraverso l'emissione congiunta di obbligazioni fino a 850 miliardi di euro annui. Secondo Madrid, questa iniziativa, in linea con le raccomandazioni del rapporto Draghi, comporterebbe significativi risparmi di finanziamento: il governo spagnolo calcola che potrebbe generare economia di circa 25 miliardi per l'intera Unione, oltre a consolidare il ruolo internazionale dell'euro e favorire gli investimenti nei paesi più indebitati.

L'Italia si è schierata apertamente al fianco della Spagna, con il ministro Giancarlo Giorgetti che ha espresso valutazioni positive sulla proposta, pur riconoscendone la complessità politica nel contesto europeo. Anche la Francia, sebbene con cautela, ha manifestato una disponibilità di fondo all'iniziativa. Il Portogallo si è aggiunto ai sostenitori. Tuttavia, l'apertura dimostrata da questi paesi contrasta nettamente con l'ostilità dei cosiddetti "paesi frugali": l'Olanda e la Finlandia hanno categoricamente respinto l'idea, con il ministro olandese Eelco Heinen che ha definito gli eurobond come una discussione ciclica destinata sempre alla medesima risposta negativa, e la finlandese Riikka Purra che ha chiuso definitivamente la porta affermando che non rappresenta una soluzione praticabile.

Il clima di divisione si rispecchia anche nella gestione della deroga al Patto di stabilità per le spese energetiche. L'Eurogruppo ha accolto questa decisione della Commissione con tiepidezza, sottolineando nella dichiarazione finale che le misure di contrasto alla crisi devono rimanere temporanee e mirate, e che la sostenibilità dei bilanci non deve essere compromessa. I paesi dovranno ancora approvare formalmente i piani nazionali che incorporeranno le spese energetiche, un passaggio che non sarà automatico.

Dalla Commissione europea è giunta una timida apertura sui safe asset europei, con Valdis Dombrovskis che ha mantenuto viva la possibilità di proseguire il dibattito, suggerendo che nel prossimo bilancio pluriennale potrebbero trovarsi strumenti idonei a questo scopo. Tuttavia, l'opposizione dei Frugali rimane un ostacolo significativo a qualunque progresso concreto su questa strada, evidenziando le persistenti divergenze sulle priorità di politica economica all'interno dell'Unione.