Il Mali attraversa uno dei momenti più critici della sua storia recente. A luglio, un'offensiva coordinata ha colpito simultaneamente diverse zone del nord, del centro e del sud del paese, segnando un'escalation significativa della guerra asimmetrica che affligge la nazione saheliana. Gli attacchi sono stati condotti dal Gruppo di sostegno all'islam e ai musulmani (Gsim), organizzazione jihadista legata ad Al Qaeda, in alleanza tattica con i ribelli tuareg del Fronte di liberazione dell'Azawad (Fla).
Il centro di Anéfis, situato a 120 chilometri dalla città settentrionale di Kidal e sede di una base militare strategica, è stato il teatro di scontri particolarmente duri. Nonostante l'intervento dell'esercito maliano supportato da combattenti russi, il controllo della locality è rimasto conteso almeno fino all'inizio di luglio. Questi sviluppi rappresentano una battuta d'arresto significativa per il governo centrale, che negli ultimi anni aveva cercato di consolidare il suo controllo nel nord instabile del paese.
Secondo gli analisti regionali, il Mali sta perdendo il ruolo egemone che aveva esercitato all'interno dell'Alleanza degli stati del Sahel (Aes). Il presidente Assimi Goita, fino a poco tempo fa considerato il leader di riferimento del blocco regionale, si ritrova ora alle prese con un deterioramento rapido della situazione securitaria interna. La vulnerabilità del regime è già stata testata in passato: nell'aprile 2026, un'offensiva ribelle aveva colpito sette città maliane causando anche la morte del ministro della difesa Sadio Camara, un colpo che aveva fatto temere il crollo imminente del governo.
Gli attacchi odierni dimostrano che gli avversari del regime mantengono forza operativa e determinazione nel proseguire la loro campagna. Nel settembre 2025, gli stessi gruppi jihadisti avevano già dimostrato capacità logistiche significative imponendo un embargo sui carburanti destinati alla capitale Bamako. Questa sequenza di colpi suggerisce un nemico organizzato e capace di coordinare azioni su scala nazionale.
Gli esperti segnalano che il Mali potrebbe trovarsi in una situazione ancora più precaria rispetto ai vicini Burkina Faso e Niger. Mentre questi ultimi paesi hanno trovato una relativa stabilizzazione, il Mali combatte una guerra su più fronti: da un lato i gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda e all'Isis, dall'altro i movimenti separatisti tuareg che sfruttano l'instabilità generale. La combinazione di questi fattori rischia di inghiottire definitivamente un paese già fragile, trascinandolo verso uno scenario di fallimento statale progressivo.