Una spaccatura profonda divide l'Europa sulla strategia per contrastare lo sfruttamento sessuale dei bambini in rete. Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione Europea non hanno raggiunto un'intesa per prorogare una deroga normativa che consente alle piattaforme come WhatsApp e Instagram di scansionare volontariamente i contenuti alla ricerca di materiale illegale. La scadenza cruciale è fissata al 3 aprile, dopo la quale questa facoltà verrebbe meno.
Birgit Sippel, rappresentante del Parlamento nella trattativa, ha espresso frustrazione per il fallimento del negoziato. "Eravamo pronti a discutere in modo costruttivo e flessibile, ma gli Stati membri hanno scelto deliberatamente di lasciar cadere questo strumento" ha sottolineato la parlamentare, evidenziando come la rigidità dei governi abbia compromesso ogni possibilità di compromesso. La responsabilità della rottura, secondo Strasburgo, ricade interamente sulla mancanza di disponibilità nel Consiglio Ue.
A partire da maggio, secondo le attuali regole, le aziende tecnologiche non potranno più utilizzare sistemi automatici per identificare il materiale pedopornografico già conosciuto o segnalato alle autorità. Questo rappresenta un arretramento significativo nella lotta a uno dei crimini più gravi che colpiscono i minori sul web. Sippel ha però rivendicato che il Parlamento aveva premuto per un "approccio più rigoroso" sulla questione, chiedendo prove scientifiche più solide sull'efficacia delle misure proposte dalla Commissione europea, soprattutto riguardo al rilevamento di contenuti nuovi e ai comportamenti di adescamento online.
Mentre i negoziatori si accusano reciprocamente, le priorità per il futuro sono ormai chiare. Secondo il Parlamento, occorre investire nella sensibilizzazione della cittadinanza, potenziare le capacità investigative delle forze dell'ordine per agire in modo proporzionato, e ricordare alle aziende i loro doveri legali nel segnalare contenuti illegali. Lo stallo normativo, tuttavia, rappresenta un vuoto di protezione che preoccupa gli eurodeputati e gli attivisti per i diritti dell'infanzia.