La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, affermando che il 75% delle armi illegali sequestrate o consegnate nel territorio nazionale proviene dal confine settentrionale. L'accusa è stata lanciata durante un evento dedicato al disarmo volontario presso la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, dove Sheinbaum non ha usato mezzi termini: "La stragrande maggioranza delle armi arriva dal nostro vicino del nord, dagli Stati Uniti, entrando clandestinamente nel nostro Paese per alimentare violenza e spezzare vite".
Il programma di consegna volontaria, avviato il primo ottobre 2024 e proseguito fino al 6 luglio 2026, ha registrato risultati significativi. In questo periodo i cittadini messicani hanno consegnato complessivamente 11.679 armi da fuoco, insieme a oltre 700mila cartucce, ricevendo in cambio compensi economici. L'iniziativa ha visto la partecipazione attiva della Chiesa cattolica, che ha messo a disposizione i propri spazi per facilitare la raccolta delle armi.
La ministra dell'Interno, Rosa Icela Rodríguez, ha elogiato i risultati della campagna durante l'evento, sottolineando l'importanza umana dell'operazione: "Anche se una sola vita venisse salvata grazie a questo programma, tutto lo sforzo profuso varrebbe completamente la pena". Un commento che evidenzia come il governo messicano consideri il contrasto al traffico di armi e alla violenza associata una priorità strategica per la sicurezza nazionale.
La presidente ha concluso l'evento con un appello diretto alla popolazione e alla comunità internazionale: "Oggi vogliamo dichiararlo con assoluta chiarezza: no alle armi, sì alla pace". Il messaggio riflette la volontà dell'amministrazione Sheinbaum di affrontare la piaga della criminalità armata attraverso un duplice approccio: da un lato il disarmo della popolazione civile, dall'altro la pressione diplomatica nei confronti degli Stati Uniti affinché controllino meglio il flusso di armi verso sud del confine.