Un nuovo capitolo della guerra fiscale tra Washington e Bruxelles si apre con l'attacco frontale dei Socialisti europei all'accordo raggiunto a gennaio tra l'amministrazione Trump e l'Unione europea. In una lettera indirizzata al commissario Ue Wopke Hoekstra, il gruppo guidato dalla spagnola Iratxe Garcia Perez chiede immediati chiarimenti sugli effetti economici di un'intesa che, secondo gli eurodeputati, compromette gravemente uno dei maggiori risultati della cooperazione fiscale internazionale.
Al centro della polemica c'è lo storico accordo globale sulla tassazione minima delle società, sottoscritto nel 2021 da più di 140 Paesi con l'obiettivo di frenare la concorrenza al ribasso tra le nazioni e garantire un prelievo equo anche sui giganti multinazionali. L'intesa prevedeva un'aliquota minima del 15% e prometteva di generare 64 miliardi di euro in entrate fiscali aggiuntive ogni anno per gli Stati dell'Unione. Un meccanismo pensato proprio per proteggere le casse pubbliche europee dai giochi contabili delle corporation internazionali.
Tuttavia, la revisione concordata nel quadro del G20 ha stravolto questo equilibrio. Le multinazionali statunitensi sono state esentate dalle normative sull'imposta minima previste dal patto originale, trasformando di fatto un accordo globale in una norma a due velocità che favorisce in maniera esplicita le aziende americane. Un colpo particolarmente pesante per l'Ue, che ha sempre presentato questa riforma come una vittoria comune contro l'evasione fiscale internazionale.
I Socialisti non lasciano dubbi sulla loro interpretazione: si tratta di un nuovo tentativo dell'amministrazione Trump di minare la sovranità fiscale e digitale europea. La lettera chiede una valutazione trasparente dei danni che i paesi dell'Ue e i loro contribuenti subiranno a causa dell'accordo, sollevando il tema della necessità di un intervento urgente da parte di Bruxelles per garantire una tassazione effettivamente equa anche alle imprese tecnologiche.
La richiesta è chiara: il sistema attuale consente ai colossi della tecnologia di eludere sistematicamente i loro obblighi tributari, e questa nuova apertura verso Washington non fa che allargare ancora di più le maglie della rete fiscale. I Socialisti insistono affinché l'Ue non accetti passivamente questa lesione dei suoi interessi, ma metta in campo politiche proprie per proteggere il gettito pubblico e garantire che tutti, americani compresi, paghino la loro giusta quota di tasse.