A maggio l'industria italiana interrompe la sua serie positiva. Secondo i dati diffusi dall'Istat, l'indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato una flessione dello 0,3% rispetto ad aprile, invertendo il trend di crescita che aveva caratterizzato i tre mesi precedenti. Un segnale che invita a cautela, anche se il quadro generale non appare allarmante.
Malgrado il calo congiunturale, il confronto con il medesimo periodo dell'anno scorso mantiene l'industria italiana su un sentiero di espansione. L'indice corretto per gli effetti calendari evidenzia infatti un aumento dell'1,1% su base tendenziale, dato che riflette una certa resilienza del settore nei dodici mesi esaminati. Tuttavia, sottolinea l'Istat, il declino di maggio non è concentrato in specifici comparti ma risulta distribuito trasversalmente tra i principali raggruppamenti industriali, con la sola eccezione dell'energia.
Al di là della dinamica mensile negativa, l'analisi annuale disegna uno scenario più articolato e variegato. Sul fronte dei beni strumentali emerge una crescita robusta del 5%, trainata probabilmente da investimenti in macchinari e attrezzature. In crescita anche l'energia con un +1,9% e i beni intermedi con uno 0,8%, segmenti cruciali per l'economia produttiva del Paese. Diverso il quadro per i beni di consumo, che arretrano sensibilmente del 3,2%, suggerendo una possibile debolezza nella domanda domestica e internazionale.
Spicca in positivo il comparto della fabbricazione di mezzi di trasporto, che registra un eccezionale +11,6% su base annua. Un risultato che riflette la vivacità del settore automotive e della componentistica collegata, storicamente uno dei pilastri dell'industria italiana. Tale performance però non è sufficiente a compensare completamente le criticità che emergono da altri segmenti della catena produttiva.