Joseph Stiglitz, economista vincitore del Nobel, ha mosso una critica pungente alle scelte energetiche europee durante il Simposium fiscale dell'Unione europea 2026 a Bruxelles. Secondo l'illustre studioso, quando la Russia ha lanciato l'offensiva militare contro l'Ucraina, il Vecchio Continente avrebbe dovuto cogliere l'occasione per accelerare drasticamente la transizione verso le fonti rinnovabili, invece di optare per la costruzione massiccia di infrastrutture dedicate al gas naturale liquefatto.
La decisione di investire nei terminali di rigassificazione, ha osservato Stiglitz, ha esposto l'Europa a nuovi rischi geopolitici e economici. L'economista ha sottolineato come questa strategia abbia creato una dipendenza alternativa che mantiene il continente in uno stato di fragilità strutturale rispetto agli equilibri globali.
Nel suo intervento, Stiglitz ha utilizzato anche una battuta significativa per evidenziare l'inaffidabilità dei partner geopolitici tradizionali. Ha affermato che sebbene sole e vento presentino naturalmente limitazioni intrinseche di prevedibilità, dimostrano maggiore affidabilità rispetto a Vladimir Putin e Donald Trump. Un'ironia che racchiude una critica sostanziale alle volatilità caratterizzanti le relazioni internazionali contemporanee.
L'analisi del Nobel suggerisce che un'Europa autonoma dal punto di vista energetico, basata su fonti rinnovabili diffuse e decentralizzate, avrebbe rappresentato una scelta più robusta sia dal profilo della sicurezza che da quello della sostenibilità economica a lungo termine. La finestra temporale post-invasione ucraina avrebbe offerto un contesto politico e sociale ideale per una trasformazione di questa portata.