Dopo mezzo secolo di assenza dai circuiti commerciali, due pellicole che hanno segnato la storia della settima arte tornano protagoniste sugli schermi italiani. Si tratta di opere rappresentative di due tradizioni diverse ma ugualmente affascinanti: il thriller psicologico all'italiana e l'animazione nipponica di altissimo livello. Entrambe beneficiano di restauri di prestigio che permettono al pubblico contemporaneo di apprezzarle nella loro pienezza visiva.
Il primo titolo è "La casa dalle finestre che ridono", realizzato nel 1976 da Pupi Avati, figura centrale del genere thriller in Italia. La storia segue Stefano, interpretato da Lino Capolicchio (musa ispiratrice di Avati in quel periodo), un pittore convocato negli anni Cinquanta per restaurare un affresco inquietante raffigurante il martirio di San Sebastiano. L'opera, collocata in una piccola chiesa della bassa Padana, rappresenta il lavoro di un artista dai contorni enigmatici. L'indagine di Stefano sulla figura dell'autore lo conduce gradualmente verso oscuri segreti della provincia italiana, in un'atmosfera cupa e soffocante. Questa pellicola è considerata tra le più efficaci produzioni del primo Avati, successivamente noto per progetti televisivi Rai e altri lungometraggi. Il restauro è stato affidato al celebre laboratorio L'immagine ritrovata della Cineteca di Bologna, sinonimo di eccellenza nella conservazione cinematografica.
Il secondo film è "Il castello di Cagliostro", primo lungometraggio di Hayao Miyazaki risalente agli anni Settanta. La pellicola trae origine dalla celebre serie animata dedicata alle imprese di Lupin III. Il percorso creativo di Miyazaki presenta una curiosità storica significativa: l'autore giapponese giunse al progetto Lupin III come conseguenza del fallimento di un'altra iniziativa, un adattamento animato dedicato a Pippi Calzelunghe. La scrittrice svedese Astrid Lindgren rifiutò questa proposta, una decisione che in retrospettiva appare quasi profetica: avrebbe potuto significare la perdita di controllo creativo sulla propria eroina. La visita di Miyazaki in Svezia per presentare il progetto ha lasciato un'impronta indelebile sulla sua sensibilità estetica, infondendo nei suoi successivi lavori una dimensione europea che contraddistingue gli scenari magnificamente realizzati nei suoi capolavori.
Ambedue i film provengono da un'epoca in cui il circuito cinematografico prevedeva ancora la distinzione tra prima e seconda visione, con sale dedicate al pubblico più ampio e meno esigente. Tuttavia, queste due produzioni dimostrano come il cinema destinato ai circuiti minori potesse raggiungere livelli artistici straordinari. La loro riproposta restaurata rappresenta un'opportunità preziosa per cinefili e appassionati di riscoprire capolavori talvolta oscurati dal passare dei decenni. Le sale che distribuiranno questi titoli sono consultabili attraverso canali specializzati dedicati alla programmazione cinematografica.