La Commissione europea ha dato il semaforo verde all'adesione dell'Ungheria alla Procura europea (Eppo), l'istituzione comunitaria incaricata di contrastare i crimini finanziari ai danni del bilancio dell'Unione. La decisione arriva in seguito alla richiesta formale avanzata da Budapest lo scorso maggio e rappresenta, secondo l'esecutivo Ue, un segnale positivo del ritorno del paese verso il rispetto dello Stato di diritto.
Con questa approvazione, l'Ungheria si aggiunge ai 24 Stati membri già aderenti all'Eppo, assicurando una protezione più robusta alle risorse europee gestite nel territorio nazionale. La Procura europea potrà così aprire un ufficio permanente a Budapest per garantire il corretto utilizzo dei fondi comunitari e condurre indagini sulle irregolarità finanziarie. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha commentato positivamente l'accaduto: "Oggi è una giornata incoraggiante per l'Ungheria. Aderire alla Procura rappresenta un impegno concreto nella battaglia contro frodi e corruzione, e consente ai cittadini ungheresi di avere la certezza che i soldi europei vengono investiti nel loro bene".
La decisione odierna comporta anche una conseguenza normativa di rilievo. Il regolamento relativo alla Procura europea cesserà di essere un meccanismo di cooperazione rafforzata tra alcuni Stati e diventerà parte integrante dell'acquis comunitario, il corpus normativo dell'Ue. Questo cambiamento di status implica che tutti i futuri candidati ad entrare nell'Unione europea saranno automaticamente obbligati ad aderire alla Procura.
L'atto amministrativo entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione ufficiale. Nel frattempo, le autorità ungheresi dovranno presentare tre nomi per la carica di procuratore europeo locale. Il Consiglio Ue sceglierà uno dei tre candidati, consultando precedentemente una commissione indipendente, che avrà il compito di valutare le competenze e l'imparzialità dei profili proposti.
Questa mossa consolida ulteriormente il ruolo della Procura europea come strumento fondamentale per la protezione delle finanze comunitarie, oggi presente in venticinque Stati membri dell'Ue con poteri investigativi e di perseguimento penale sui reati che impattano il budget europeo.