Budapest può tirare un sospiro di sollievo. Il Consiglio Ecofin ha dato il semaforo verde al nuovo Piano di ripresa e resilienza ungherese, sbloccando risorse finanziarie cruciali per il Paese. Il pacchetto complessivo ammonta a 10 miliardi di euro, articolato in due componenti: 6,5 miliardi sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto e 3,5 miliardi in prestiti. Una decisione che arriva dopo che Budapest ha sottoposto una versione aggiornata del suo programma economico agli organi decisionali europei.
La necessità di un nuovo piano era emersa dai problemi riscontrati nell'attuazione della precedente versione. Il Consiglio ha evidenziato come i ritardi nel raggiungimento dei principali traguardi, uniti all'impennata dei costi energetici, ai cambiamenti geopolitici inaspettati e a difficoltà implementative non previste, avessero reso il progetto originario non più realizzabile. A ciò si aggiungevano vincoli temporali e pressioni organizzative che avevano ulteriormente complicato l'avanzamento delle riforme.
Il nuovo Piano di riforma e transizione dell'Ungheria punta a coprire tutti i pilastri del quadro europeo di riforma e transizione economica. Tra gli aspetti più significativi figurano misure specifiche destinate a consolidare l'indipendenza del sistema giudiziario ungherese e a rafforzare i meccanismi di garanzia dello stato di diritto nel Paese, questioni che hanno suscitato attenzioni particolari nelle sedi europee.
Come accade per tutti i programmi nazionali nell'ambito del Recovery Fund, i finanziamenti non verranno erogati in un'unica soluzione. L'Ungheria dovrà dimostrare il raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi prestabiliti dalla Commissione europea per ricevere i singoli versamenti, secondo una logica strettamente legata ai risultati concreti delle riforme e degli investimenti pianificati.
Nella medesima sessione odierna, il Consiglio Ecofin ha approvato anche modifiche mirate ai programmi di altri otto Stati membri: Cipro, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovenia. Secondo la valutazione della Commissione europea, questi adattamenti non compromettono la qualità complessiva, l'efficacia operativa né la coerenza interna dei rispettivi piani di ripresa.