Gli Stati Uniti hanno compiuto un significativo cambio di strategia nei loro attacchi contro l'Iran. Secondo l'analisi dello specialista Marco Mayer, negli ultimi due giorni il Centcom ha designato circa 180 obiettivi militari, di cui 90 già colpiti. Ma la vera novità non è il numero degli strike, bensì la tipologia dei bersagli scelti: per la prima volta sono state prese di mira infrastrutture di rilevanza continentale, snodi logistici vitali che collegano Teheran alle principali rotte commerciali eurasiatiche.

Tra i target più importanti figurano il ponte ferroviario di Aq Taqeh Khan, collegamento cruciale verso Turkmenistan, Kazakistan e infine Cina; la linea ferroviaria Tehran-Mashhad, arteria interna verso l'Asia Centrale; le strutture portuali di Bushehr e Sirik, fondamentali per il corridoio Nord-Sud che collega Russia e India; e diversi nodi ferroviari nel nord iraniano utilizzati per il trasporto merci verso il Caspio e verso l'Asia Centrale. In altre parole, Washington sta colpendo le arterie vitali della Nuova Via della Seta cinese e dell'INSTC russo-indiano.

Mentre i media asiatici e russi hanno immediatamente compreso le implicazioni geopolitiche—il South China Morning Post parla di minaccia ai "Belt and Road", Asia Times di attacco alla "geoeconomia eurasiatica", Rt e Sputnik di colpo diretto all'INSTC—la stampa occidentale mainstream ha largamente ignorato questa dimensione fondamentale. I principali giornali italiani non hanno nemmeno menzionato i corridoi Iran-Cina o Iran-Russia. Nel mondo anglosassone solo il Financial Times, il Telegraph e il Wall Street Journal hanno accennato ai target infrastrutturali strategici, senza però ricostruire il quadro complessivo.

La logica della strategia americana appare chiara: ridurre la capacità dell'Iran di compensare la vulnerabilità del trasporto marittimo—bloccato da sanzioni e dalla superiorità navale americana—sfruttando invece i collegamenti terrestri. Colpendo ponti, ferrovie e porti, Washington indebolisce simultaneamente il segmento iraniano della Via della Seta cinese e limita drasticamente la capacità di Teheran di aggirare i blocchi commerciali. Ma esiste anche una evidente dimensione politica: gli attacchi rappresentano un segnale molto esplicito rivolto a Pechino e Mosca, un tentativo di "isolamento sistemico" dell'Iran che tocca direttamente i loro interessi economici e geopolitici nel cuore dell'Eurasia.