La Commissione europea ha acceso i riflettori sulla progettazione delle piattaforme digitali, sottolineando come alcune funzionalità siano deliberatamente costruite per catturare l'attenzione degli utenti e alimentare comportamenti compulsivi. Un cambio di rotta che Sandro Ruotolo, eurodeputato del Partito Democratico e responsabile Informazione nella Segreteria nazionale, saluta come un passo decisivo, soprattutto considerando l'impatto su minori e adolescenti. Secondo Ruotolo, le conclusioni preliminari dell'indagine su Meta rappresentano un momento di svolta perché finalmente si riconosce che il problema non è meramente educativo: la responsabilità ricade su chi progetta, gestisce e lucra da questi strumenti.
Ma per l'eurodeputato dem il monito bruxellese è solo il primo passo. L'applicazione rigorosa della Legge sui Servizi Digitali rimane fondamentale, tuttavia insufficiente da sola. Ciò che occorre, sostiene Ruotolo, è una trasformazione più profonda: una revisione culturale e politica della sicurezza online. Per decenni la narrazione dominante ha caricato i giovani stessi della responsabilità di proteggersi dai pericoli della rete; oggi il focus deve spostarsi sulle aziende tecnologiche, che devono smettere di generare quei rischi piuttosto che lasciare ai ragazzi il compito di difendersene.
Questa visione trova concreta espressione nel rapporto che Ruotolo sta elaborando al Parlamento europeo sull'impatto dei social media e dell'online sui giovani, il cui voto è previsto per martedì prossimo dalla Commissione Cultura. Il messaggio contenuto nel documento è radicale: non è più accettabile scaricare la tutela dei minori esclusivamente su famiglie, scuola e ragazzi. Le piattaforme devono farsi carico di una responsabilità diretta nella strutturazione dei loro servizi, integrando la sicurezza fin dalle fasi iniziali di progettazione anziché ricorrervi come toppa emergenziale dopo che il danno si è già consumato.