Nel corso dell'udienza presso la Corte d'Assise, Mark Antony Samson ha rilasciato una dichiarazione carica di dettagli inquietanti sul delitto che lo vede imputato. Il giovane, che ha confessato di essere responsabile della morte della sua ex compagna Ilaria Sula, ha descritto lo stato psicofisico in cui si trovava al momento dei fatti con parole che tradiscono uno scarico emotivo incontrollato: afferma che durante l'aggressione gli era come se "calasse un velo sugli occhi", accompagnato da un turbine di sentimenti negativi che lo hanno pervaso.
Il femminicidio avvenne all'interno dell'abitazione di Samson, situata in via Homs nel quartiere Africano della capitale. La vittima, la giovane Ilaria Sula, perse la vita in seguito a ferite da arma bianca. Durante la sua testimonianza dinnanzi ai magistrati, l'imputato ha ammesso di averla colpita ripetutamente in volto, quantunque non riesca a fornire una cifra precisa dei colpi: quel che è certo è che superavano la duplice cifra.
Un elemento significativo emerge anche dalle sue parole relative alla ricostruzione complessiva dei fatti: Samson ha riconosciuto di non aver sempre detto la verità alle autorità investigative. La ragione, secondo il racconto dell'imputato, risiederebbe nella sua intenzione di proteggere la madre quando questa non era ancora sottoposta a indagini. Tale ammissione solleva interrogativi sulla completa affidabilità delle sue precedenti dichiarazioni.
Stando al resoconto processuale, la dinamica che avrebbe condotto al dramma ruoterebbe attorno a divergenze nella loro relazione sentimentale. La giovane Sula, secondo quanto riportato da Samson, aveva scoperto che il ragazzo le aveva mentito ripetutamente in merito al suo percorso accademico, in particolare riguardo agli esami superati e ai voti conseguiti all'università. Questa scoperta l'avrebbe messa in uno stato di rabbia e delusione marcato, potenzialmente innescando la sequenza di violenza che ha condotto al tragico esito.