La Serie A continua a trasformarsi in un campionato sempre meno italiano. Mentre la Nazionale di Gattuso si prepara ai playoff mondiali dopo dodici anni di assenza dai Mondiali, un dato allarmante emerge dalle statistiche stagionali: il Como, la rivelazione di questa annata calcistica, ha schierato calciatori di nazionalità italiana per complessivamente un solo minuto. Un record negativo che simboleggia il fenomeno più preoccupante del calcio professionistico del nostro paese.
Il club lariano, trascinato dall'esperienza di Cesc Fabregas in panchina e reduce dalla storica vittoria contro la Roma all'Olimpico, sta stupendo tutti con un calcio affascinante e vincente. Ma scavando nella composizione della rosa emerge un quadro sconcertante: tra i dieci giocatori più utilizzati dall'allenatore catalano, figurano solo due cognomi di suono italiano, Perrone e Valle, salvo scoprire che entrambi sono cresciuti calcisticamente rispettivamente in Argentina e Spagna. Il resto della formazione è una vera torre di Babele: sudamericani, iberici, francesi, greci, tedeschi, kosovari e croati. Un'assenza totale di elementi sviluppati nei settori giovanili italiani.
Il fenomeno non è recente, ma le dimensioni raggiunte stanno diventando incontrollabili. Dei 27 elementi che compongono la rosa comasca, la stragrande maggioranza proviene da percorsi formativi esteri. I dati raccolti da Kickest evidenziano come l'internazionalizzazione delle squadre italiane abbia raggiunto livelli tali da generare preoccupazioni concrete sulla qualità della vivaistica nazionale. Mentre il Milan e altre big faticano a schierare un numero significativo di italiani, il Como rappresenta l'estremizzazione di una tendenza ormai consolidata.
Le ragioni di questa trasformazione sono molteplici e complesse. La sentenza Bosman ha eliminato ogni barriera per i calciatori con passaporto comunitario, permettendo una circolazione senza limiti. I settori giovanili italiani, sempre più frequentati da giovani stranieri, hanno visto ridursi le opportunità per i talenti locali. Eppure, il paradosso rimane evidente: proprio mentre la Nazionale precipita in una crisi senza precedenti, i club del massimo campionato ignorano sistematicamente di investire su giocatori cresciuti in Italia.
Experts e analisti hanno lungamente dibattuto sul fenomeno senza però invocare un impossibile ritorno al calcio del passato. Tuttavia, nessuno aveva notato fino in fondo come la ricerca ossessiva di talento straniero stesse svuotando completamente alcuni organici. Il Como rappresenta il caso più eclatante, quasi simbolico, di una Serie A che ha perso progressivamente la sua identità nazionale. Mentre Fabregas guida la sua multinazionale del gol verso la Champions League, la domanda che assilla addetti ai lavori e appassionati rimane urgente: dove sono finiti gli italiani?