Nuovo scontro tra il Movimento 5 Stelle e Tommaso Cerno, direttore del Giornale. Al centro della contesa l'intervento del giornalista durante l'iniziativa «Le frecce del Sì» organizzata da Forza Italia, evento incentrato sulla campagna referendaria sulla giustizia. A sollevare il polverone è Dolores Bevilacqua, membro pentastellato della Commissione di Vigilanza Rai, che ha deciso di affidare le sue critiche ai canali social e alle dichiarazioni pubbliche.

La Bevilacqua ha definito l'esibizione di Cerno come «sfacciata» e ha sottolineato come il direttore, durante l'evento, si sia avvalso di fogli A4 e simboli visual quali bandierine raffiguranti paesi senza separazione delle carriere. Secondo l'esponente del M5s, tali strumenti risulterebbero inadeguati per chi percepisce uno stipendio pubblico in qualità di professionista della radiotelevisione italiana. La pentastellata ha inoltre sollevato questioni relative ai compensi: secondo le sue valutazioni, Cerno riceverebbe circa 800mila euro annui dalla Rai per la conduzione di programmi della durata di pochi minuti, un impegno che sembrerebbe permettergli ampi margini per dedicarsi ad attività di promozione politica su scala nazionale.

Non è mancato un ulteriore elemento critico riguardante la gestione interna dell'azienda di viale Mazzini. Bevilacqua ha denunciato un'asimmetria nei criteri di controllo: mentre la Rai limiterebbe la partecipazione dei propri giornalisti ad altre trasmissioni, tollerebbe tuttavia le iniziative politiche itineranti di Cerno in giro per l'Italia. La rappresentante grillina ha inoltre richiamato l'attenzione su un'interrogazione precedentemente presentata, chiedendo chiarimenti circa le ragioni per cui i cittadini dovrebbero finanziare un personaggio che avrebbe promosso critiche pubbliche contro produzioni della medesima società che lo remunera.

Da parte sua, Cerno ha respinto le accuse definendole come espressione di «dolore per la libertà di stampa», sottolineando come il suo operato non abbia violato alcuna normativa vigente. Secondo il direttore, la polemica rappresenterebbe un tentativo strumentale di costruire indignazione artificiale piuttosto che un'analisi seria e documentata dei fatti. Nel panorama politico italiano, dove il dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia rappresenta un elemento di divisione tra le forze parlamentari, lo scontro tra il M5s e il direttore del Giornale si inserisce all'interno di una più ampia tensione circa il ruolo della stampa e i limiti della comunicazione pubblica durante campagne referendarie.