La morte di Ali Larijani, per ora confermata soltanto da fonti israeliane e non ufficializzata da Teheran, potrebbe rappresentare un momento di svolta cruciale per l'assetto politico interno iraniano. Gli esperti internazionali che monitorano la situazione nel Paese convergono su un'interpretazione comune: la scomparsa del consigliere alla sicurezza nazionale aprirebbe le porte a una trasformazione radicale dell'equilibrio di potere verso scenari sempre più dominati dalle istituzioni militari. Ali Vaez, analista dell'International Crisis Group, ha sottolineato come la perdita di Larijani priverrebbe la Repubblica islamica di uno dei pochi esponenti in grado di mantenere un dialogo costruttivo tra le diverse anime del regime, bilanciando le pressioni della sicurezza con le esigenze della gestione politica ordinaria.

Larijani è stato per oltre dieci anni una figura centrale nel sistema decisionale iraniano. Dopo aver ricoperto la carica di presidente del Parlamento, era stato elevato al ruolo di segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, diventando uno degli architetti delle strategie di crisi del Paese. Era considerato un elemento moderato all'interno dell'establishment, un dirigente capace di negoziare fra le gerarchie religiose, gli apparati amministrativi e le strutture militari. La sua possibile eliminazione evidenzia il progressivo declino dell'influenza della leadership politica tradizionale, in favore di una crescente egemonia dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) nelle scelte strategiche nazionali.

Mohammad Bagher Qalibaf, nato nel 1961 nella regione del Khorasan, incarna perfettamente il profilo del militare di carriera iraniano. Arruolatosi nei Pasdaran durante gli anni Ottanta, quando la guerra contro l'Iraq infuriava, ha costruito progressivamente un curriculum militare prestigioso, arrivando a comandare la componente aerea dei Guardiani della Rivoluzione negli anni Novanta. Nel 2000 il regime lo ha scelto come capo della polizia nazionale, incarico che gli ha permesso di consolidare il proprio potere e visibilità sia dentro che fuori dalle strutture militari.

Qalibaf rappresenta la fazione più intransigente dell'establishment iraniano, quella che propende per soluzioni d'ordine e controllo. La sua possibile ascesa ai massimi livelli decisionali segnerebbe il completamento di un processo che ormai da anni caratterizza Teheran: il progressivo spostamento del baricentro del potere dalle istituzioni civili e religiose verso gli apparati della sicurezza. Secondo gli analisti, questo scenario consolidherebbe ulteriormente l'orientamento militarista che già contraddistingue la politica estera iraniana negli ultimi anni.

Se la notizia dell'eliminazione di Larijani dovesse essere confermata ufficialmente, l'Iran entrerebbe in una fase ancora più complessa. Non solo si assisterebbe a una ridefinizione delle gerarchie al vertice, ma verrebbe meno quella funzione di equilibrio che Larijani svolgeva fra fazioni diverse. Il vuoto lasciato da una figura di mediazione così rilevante rischierebbe di essere colmato dalla visione più rigida e militarista di Qalibaf, trasformando in modo permanente il carattere stesso della Repubblica islamica verso un modello decisionale ancora più accentrato e controllato dalle forze armate.