Molti contribuenti italiani credono di poter evitare le verifiche fiscali aprendo un conto presso operatori finanziari con sede all'estero, come PayPal o Revolut. Una convinzione errata. L'Agenzia delle Entrate dispone oggi di strumenti sofisticati che penetrano le frontiere nazionali, rendendo praticamente impossibile occultare movimenti di denaro, indipendentemente da dove siano custoditi.
PayPal, con base legale in Lussemburgo, e Revolut, registrata in Lituania, non sono soggetti ai medesimi obblighi di segnalazione che vincolano le banche italiane. Gli istituti di credito nazionali devono trasmettere periodicamente all'Archivio dei rapporti finanziari dell'Anagrafe Tributaria tutti i saldi e i movimenti dei conti correnti. Le piattaforme estere, invece, non ricadono in questa rete di controllo diretto. Ma questo non rappresenta un vantaggio per chi vuole sottrarsi al fisco. Cambia solo il metodo di indagine utilizzato dall'amministrazione tributaria, non la sua capacità di scoprire le irregolarità.
Il vero scudo protettivo proviene dalle normative dell'Unione Europea. Sia il Lussemburgo che la Lituania sono Stati membri dell'Ue e devono conformarsi alla Direttiva 2011/16/UE, che prevede lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale tra gli stati. Quando l'Agenzia delle Entrate invia una richiesta alle autorità fiscali di questi paesi per verificare i conti di un cittadino italiano, le amministrazioni locali sono obbligate a fornire i dati richiesti. Non c'è spazio per eccezioni o rifiuti.
A rendere ulteriormente impermeabile il sistema di controllo interviene un'altra innovazione comunitaria: un database europeo analogo alla nostra Anagrafe Tributaria, dove gli Stati membri condividono reciprocamente le informazioni finanziarie dei loro cittadini. Questo archivio non riguarda soltanto i conti correnti tradizionali, ma anche strumenti finanziari più moderni. La conseguenza è che chi pensa di celare movimenti di denaro su piattaforme internazionali dovrà fare i conti con una trasparenza crescente e coordinate verifiche tra paesi.
Per i contribuenti che non rispettano gli obblighi di dichiarazione, le conseguenze possono essere serie. Non comunicare l'apertura di conti esteri o omettere i relativi movimenti dalla dichiarazione dei redditi comporta sanzioni amministrative significative e potenziale accertamento di redditi non dichiarati. Il consiglio degli esperti è chiaro: dichiarare tutti i conti, siano essi in Italia o all'estero, rappresenta la via più sicura e conveniente dal punto di vista economico.