A mezzo secolo dalla più grave catastrofe ambientale italiana, Sergio Mattarella ha scelto di tornare a Seveso per ribadire un messaggio senza compromessi: nessuno scambio tra sofferenza umana e convenienza economica può essere accettato. Il viaggio odierno del Capo dello Stato nel parco realizzato sull'area più devastata dalla nube tossica di diossina fuoriuscita dal reattore della fabbrica Icmesa marca una riflessione profonda su quanto accadde il 10 luglio 1976, quando le conseguenze furono immediate e poi prolungate nel tempo: ustioni su minori, decessi per patologie legate all'esposizione chimica, sfollamenti forzati e lo stigma di un territorio marchiato.

La sindaca Alessia Borroni ha accolto il presidente ricordando come il Bosco delle Querce rappresenti oggi "l'anima di Seveso": un luogo dove le cicatrici della paura convivono con il rifiuto di arrendersi. "Vogliamo ricordare e voltare pagina contemporaneamente," ha dichiarato la prima cittadina, sottolineando come la comunità locale continui a credere nel futuro nonostante le prove estreme affrontate. La cerimonia ha incluso un momento solenne davanti al grande pioppo, unico albero sopravvissuto alla contaminazione e ora iscritto nel registro nazionale dei monumenti naturali.

Alla commemorazione hanno partecipato figure cruciali nel racconto di quella tragedia: Giuseppe Guzzetti, che governava la Lombardia durante la crisi, e Paolo Mocarelli, il medico che congelò migliaia di campioni biologici per tracciare gli effetti nel tempo dell'incidente sulla popolazione. Presenti anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Testimonianze dirette sono giunte da Beppe Cassina, sindaco della ricostruzione, e da Giuliana Zorzi, che compì diciotto anni proprio nel giorno del disastro.

Mattarella ha qualificato l'accaduto come "uno degli eventi più drammatici che il nostro Paese abbia dovuto fronteggiare," imputando la responsabilità alla "negligenza intollerabile dei dirigenti aziendali," ai ritardi colpevoli nelle comunicazioni e alla reticenza istituzionale. Ha riservato parole di eroismo per Carlo Galante, l'operaio che attivò la valvola di sicurezza rischiando la propria vita. Il messaggio complessivo del Presidente è stato una condanna radicale di qualsiasi logica che consideri il prezzo umano come variabile negoziabile di fronte al vantaggio commerciale: una lezione che il nostro Paese non può permettersi di dimenticare.