L'entusiasmo della piazza di Napoli dura poco. Mentre ancora risuonano gli echi dell'abbraccio pubblico tra i leader dell'opposizione, il cosiddetto campo largo torna a fare i conti con il suo problema strutturale: quanta influenza riservare alle forze di centro. E questa volta il cortocircuito politico è più evidente che mai.

Bruno Tabacci, deputato dem, ha deciso di uscire dal gruppo parlamentare del Partito Democratico per aderire al Misto. Una mossa che non è casuale, ma un messaggio diretto agli alleati: per sconfiggere la destra, secondo Tabacci, bisogna allargare il consenso, non stringerlo. Lo ha ribadito martedì 14 durante un evento di +Europa a Montecitorio contro la riforma della legge elettorale. Lo stesso concetto viene ripetuto da Riccardo Magi, segretario di +Europa, il quale sostiene che l'alleanza deve avere una dimensione europea e che tutti devono mettersi a disposizione per trovare un candidato unitario del centro. Ancora più critica è la posizione di Italia Viva: il vicepresidente Enrico Borghi arriva a definire la piattaforma nata a Napoli come "sconfitta in partenza", alimentando i dubbi sull'eventuale replica dell'iniziativa a Padova.

Il nodo centrale della questione è la composizione dell'alleanza. L'asse formato da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni viene visto dalle componenti centriste come troppo squilibrato verso sinistra. Le recenti contrapposizioni, dalle critiche della sinistra radicale fino alle dichiarazioni di Conte sull'Ucraina, hanno accresciuto la sensazione di un'alleanza costruita più come sommatoria di sigle che come condivisione di una visione politica comune. Il paragone che molti fanno è con il patto di Vasto del 2011, quando Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola provarono a unirsi contro Silvio Berlusconi, fallendo però nel creare una vera sintesi progettuale.

L'estate parlamentare si preannuncia ad alta tensione. Accanto alle battaglie sul pacchetto di riforme elettorali e sulla vigilanza della Rai, il 4 agosto è in programma l'audizione di Conte davanti alla commissione d'inchiesta sul Covid, un momento che potrebbe ulteriormente agitare le dinamiche all'interno della coalizione. Quanto al secondo evento di Padova, previsto per il 15 luglio, tutto fa pensare a un rinvio. L'ufficialità invocata dai leader è il voto in Aula sulla legge elettorale, ma la realtà è che dopo le proteste sorte a Napoli cresce la cautela nel proporre una bis dello stesso format.

Il messaggio che esce da queste ultime ore è chiaro: il fronte progressista è ancora fragile. L'unità contro la destra, per quanto importante, non ha ancora prodotto una vera coesione interna. Le forze di centro insistono perché l'alleanza assuma una connotazione meno radicale e più inclusiva, pena l'indebolimento di tutta la costruzione oppositiva. Si aprono quindi negoziati paralleli per trovare una mediazione, ma il rischio è che il tempo giochi contro chi aspira a presentare un'alternativa credibile alle prossime elezioni.