Le trattative per il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia si sono rivelate più complicate del previsto. La riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri presso l'Ue si è conclusa senza risultati concreti, nonostante una pausa strategica della presidenza di turno avesse fatto sperare in una soluzione imminente. Lo stallo si fa sempre più preoccupante, soprattutto perché questa volta i blocchi non provengono più solo dall'Ungheria di Viktor Orbán, ma da una coalizione più variegata di Paesi con interessi divergenti.

Il tempo stringe: il 15 luglio scatterà automaticamente un aumento del tetto massimo per il petrolio russo, portandolo da 55 a 60 dollari al barile. Una soglia che Bruxelles intende evitare a tutti i costi. Per questo motivo, la Commissione europea ha fissato come deadline il Consiglio degli Affari Esteri di lunedì prossimo. Non è escluso che domenica venga convocata un'ulteriore riunione dei Rappresentanti Permanenti, oppure saranno direttamente i ministri degli Esteri a cercare la soluzione nella giornata di lunedì.

I nodi da sciogliere rimangono molteplici e delicati. Italia e Francia hanno inizialmente sollevato dubbi sul divieto d'ingresso nell'Ue per i veterani russi reduci dal conflitto ucraino, temendo che la misura potesse trasformarsi in un divieto generalizzato per tutti i cittadini russi, con conseguenze significative per il settore turistico di Roma e Parigi. Il tono della proposta si è però ammorbidito, riducendo almeno in parte le perplessità. Tuttavia, lo stop all'importazione del merluzzo russo ha suscitato forti resistenze tra Germania e Portogallo, rischiando di essere eliminato dall'accordo finale. Questioni ancora aperte riguardano anche la durata del congelamento del tetto petrolifero e il blocco alle metaniere che trasportano gas naturale liquefatto russo.

Un ulteriore elemento di tensione emerge dall'inserimento del patriarca Kirill nella lista nera delle sanzioni personali. La Bulgaria si è opposta sin dal principio, seguita anche dall'Italia, creando un ulteriore ostacolo al raggiungimento dell'unanimità richiesta. Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha provato a enfatizzare i progressi raggiunti su altri fronti, celebrando il via libera all'apertura del capitolo 6 (relazioni esterne) nei negoziati di adesione di Ucraina e Moldavia, un traguardo che sarà formalizzato dalle conferenze intergovernative previste per martedì.

Un'altra novità positiva riguarda il sostegno militare a Kiev: l'Ue sta per autorizzare l'Ucraina ad accedere agli arsenali britannici utilizzando i 90 miliardi di euro del programma di prestiti comunitari. Nonostante questi passi avanti significativi nel campo dell'allargamento e della difesa, il capitolo delle sanzioni rimane il grande interrogativo in sospeso, con la prossima settimana che si prospetta cruciale per le sorti del pacchetto.