Il cardinale Matteo Maria Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha lanciato un appello pubblico contro quello che definisce uno scandalo morale legato ai recenti lavori del vertice Nato svoltosi ad Ankara. Al centro della critica c'è la consegna di una pistola come dono commemorativo ai rappresentanti dei paesi membri dell'Alleanza atlantica.
In una lettera resa nota il 10 luglio, il presule ha stigmatizzato quella che a suo avviso rappresenta una banalizzazione inaccettabile della violenza armata. Battaglia non ha usato mezzi termini nel condannare il gesto, ritenendo particolarmente grave che un'arma sia stata utilizzata come souvenir ufficiale per suggellare un incontro fra i vertici politici e militari mondiali più influenti.
La presa di posizione del cardinale si inserisce in una critica più ampia alla celebrazione della cultura bellica e al messaggio simbolico che tale omaggio trasmette. Per Battaglia, l'immagine dell'arma quale ricordo del summit rappresenta una normalizzazione pericolosa della violenza, trasformando uno strumento di morte in un oggetto commemorativo ordinario, quasi fosse un innocente ricordo turistico.
La denuncia ecclesiastica sottolinea come questo episodio rifletta una contraddizione profonda fra i proclamati valori di pace e i gesti concreti compiuti dalle istituzioni internazionali. Il cardinale ha voluto richiamare l'attenzione sulla necessità di una coerenza etica nelle azioni dei leader mondiali, specialmente quando si tratta di simboli legati alla potenza militare.
La critica di Battaglia si aggiunge alle altre voci che hanno contestato le scelte organizzative del vertice di Ankara, evidenziando come anche piccoli dettagli protocollari possano veicolare messaggi significativi sulla visione del mondo condivisa dalle potenze occidentali.