La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha rinnovato oggi le sue accuse contro Washington per la gestione dell'operazione che ha portato all'arresto di Ismael 'El Mayo' Zambada il 25 luglio scorso. Secondo la leader messicana, l'accordo raggiunto tra le autorità statunitensi e una fazione del cartello di Sinaloa legata a Joaquín 'El Chapo' Guzmán ha avuto conseguenze devastanti sul territorio messicano.

In una dichiarazione rilasciata oggi, Sheinbaum ha affermato che questo accordo bilaterale "ha provocato una divisione all'interno del cartello e ha generato una violenza considerevole nello stato di Sinaloa e in altre regioni". La presidente ha sottolineato come l'esito sarebbe stato radicalmente diverso qualora il governo messicano fosse stato coinvolto dall'inizio nei negoziati e avesse condotto personalmente l'operazione.

"Riteniamo che gli Stati Uniti abbiano esercitato un'interferenza in questa operazione senza informarci adeguatamente, e i risultati sarebbero stati molto differenti se ad agire fosse stato direttamente il nostro governo", ha dichiarato Sheinbaum. La presidente ha inoltre denunciato una palese contraddizione nelle versioni ufficiali: mentre Washington sostiene che Zambada sia arrivato negli Usa "casualmente", l'aereo utilizzato per il trasporto viene oggi esposto come trofeo presso un museo dell'Fbi, una pratica che evidenzia il carattere pianificato dell'operazione.

La tensione diplomatica si preannuncia destinata a salire: Sheinbaum ha lasciato aperta la porta a una discussione diretta con il neoeletto presidente americano Donald Trump sulla questione. "Affronteremo questo tema con Trump nel momento opportuno", ha concluso, suggerendo che il dossier Zambada potrebbe diventare argomento centrale nei futuri colloqui bilaterali tra Città del Messico e Washington.