La situazione nei servizi finanziari cubani rimane critica. Ogni alba decine di migliaia di pensionati si radunano davanti alle filiali bancari dell'isola per prelevare i loro assegni mensili, che raramente superano i 10 dollari. Il fenomeno riguarda complessivamente 1,7 milioni di persone, un numero che testimonia l'ampiezza della problematica e il collasso della rete di distribuzione del denaro contante nel Paese.
Il governo aveva lanciato tre anni fa un ambizioso progetto per modernizzare il sistema finanziario e spingere la popolazione verso i pagamenti elettronici. Gli obiettivi però rimangono ancora lontani: secondo le informazioni diffuse dalla stampa locale, appena il 3,77% delle operazioni commerciali avviene tramite strumenti digitali. Numerosi bancomat risultano fuori uso o non dispongono di denaro, aggravando ulteriormente la situazione.
Gli anziani rimangono i più colpiti da questa transizione forzata. Molti di loro non possiede smartphone o non ha confidenza con le piattaforme di pagamento elettronico, il che li costringe a dipendere esclusivamente dal denaro fisico. Per questa fascia di popolazione, la scarsità di contante rappresenta un ostacolo concreto all'accesso ai propri soldi.
Sulle cause della crisi di liquidità esiste uno scostamento tra la versione ufficiale e quella della strada. Le autorità addossano la responsabilità alle imprese e ai commercianti, accusati di non versare regolarmente gli incassi nelle casse bancarie. Cittadini ed esperti del settore, tuttavia, puntano il dito verso i veri nodi strutturali: un'infrastruttura tecnologica insufficiente e problemi cronici di connettività che bloccano l'espansione dei pagamenti digitali su tutto il territorio nazionale. Quello che emerge è un sistema finanziario frammentato tra una teoria di modernizzazione digitale e una realtà ancora ancorata al contante.