La crisi geopolitica in Medio Oriente rappresenta una minaccia inaspettata per il commercio estero italiano in una regione strategica. Lo ha sottolineato Matteo Zoppas, presidente dell'Istituto per il commercio estero (Ice), durante i lavori per celebrare i trent'anni dell'ente. Su un totale di esportazioni nazionali pari a 643 miliardi di euro, il mercato mediorientale assorbe circa 29 miliardi, una quota in costante aumento sia per quantità che per la qualità dei beni Made in Italy commercializzati.

Secondo il numero uno dell'Ice, gli effetti immediati della situazione non dovrebbero bloccare completamente i flussi commerciali. "Nel paniere di merci destinate a quella regione troviamo prodotti che mantengono una domanda stabile come i farmaceutici e i beni tecnologici", ha spiegato Zoppas, aggiungendo che "gran parte delle infrastrutture logistiche continuano a operare, seppur con rallentamenti". Le prossime settimane saranno fondamentali per valutare l'impatto reale sui fatturati e sulle catene di approvvigionamento.

Un tema cruciale riguarda i canali di transito delle merci. Le tensioni nella regione mettono sotto pressione rotte come quella del Canale di Suez, rendendo prioritario lo sviluppo di percorsi alternativi. In questo contesto rientra il progetto del Corridoio Imec, che Zoppas indica come possibile soluzione per garantire ai nostri esportatori strade sicure e affidabili verso i mercati mediorientali.

Zoppas ha usato una metafora significativa per descrivere la resilienza del commercio internazionale: "Il business dell'export scorre come l'acqua, trovando sempre il modo di passare attraverso le crepe". Questa visione ottimista non cancella le preoccupazioni, ma ribadisce che gli imprenditori italiani sono già al lavoro per individuare soluzioni alternative e mitigare i rischi. L'obiettivo rimane ambizioso: raggiungere i 700 miliardi di euro di export complessivo, una cifra che i vertici dell'Ice intendono perseguire nonostante le tempeste geopolitiche in corso.