La modalità con cui vengono erogati i bonus ai vertici aziendali si rivela cruciale per contenere comportamenti opportunistici nella gestione dei conti. È quanto emerge da un'analisi condotta dal Dipartimento di Accounting dell'Università Bocconi, che ha esaminato oltre 52mila piani di incentivazione per dirigenti senior in un arco temporale recente.
Secondo lo studio, la differenza non risiede tanto nella generosità della remunerazione variabile, quanto piuttosto nella sua architettura. Quando gli obiettivi vengono strutturati in modo indipendente e vincolante, ossia quando il raggiungimento di uno non automaticamente beneficia l'altro, emergono risultati particolarmente positivi. Al contrario, sistemi che permettono di sommare diversi target di performance creano condizioni favorevoli a pratiche di earnings management, il tentativo cioè di alterare artificialmente gli utili riportati nei bilanci.
La ricerca segnala che le aziende adottano spesso approcci eccessivamente permissivi nella definizione dei parametri di valutazione. Quando più obiettivi convergono in un'unica misura o possono accumularsi, i dirigenti sono maggiormente incentivati a ricorrere a manovre contabili per conseguire i target e incassare i premi previsti. Questo comportamento, sebbene non necessariamente illegale, erode l'integrità dell'informazione finanziaria e compromette la fiducia degli stakeholder.
I risultati della Bocconi forniscono indicazioni concrete per i consigli di amministrazione e le funzioni di compensazione aziendale. Implementare vincoli espliciti tra i diversi criteri di performance, creando situazioni di trade-off reale tra obiettivi, scoraggia in modo naturale il ricorso a pratiche distorsive. Si tratta di un'accortezza nella progettazione organizzativa che richiede poco sforzo aggiuntivo ma genera effetti significativi sulla governace aziendale.
La questione dei bonus manageriali continua a suscitare dibattito pubblico, specie dopo le crisi finanziarie che hanno evidenziato come incentivi mal calibrati possono incentivare assunzione eccessiva di rischio. Lo studio della Bocconi contribuisce al dibattito evidenziando che talvolta la soluzione non passa per tagli agli importi, bensì per una riprogettazione intelligente dei meccanismi di misurazione e attribuzione della remunerazione variabile.