La crisi economica continua a stringere nella morsa la metropoli americana. I dati emersi dallo studio 'Poverty Tracker', elaborato dalla Columbia University in collaborazione con l'organizzazione no-profit Robin Hood e diffusi dal New York Times, dipingono un quadro allarmante: oltre due milioni e duecento mila abitanti della Grande Mela vivono in condizioni di povertà, rappresentando il 26% della popolazione residente. Una cifra che raddoppia il tasso di indigenza nazionale, fermo al 13%.

Il fenomeno non accenna a diminuire: per il terzo anno consecutivo il numero dei newyorkesi in difficoltà economica cresce, tracciando una tendenza preoccupante che non sembra destinata a invertirsi. Ancora più inquietante è il quadro che emerge dalle testimonianze dirette: più della metà degli intervistati ha confessato di non poter permettersi beni e servizi essenziali a causa degli incessanti rialzi dei prezzi. Alimentarsi, pagare le utenze domestiche e accedere a cure mediche sono diventati lussi per decine di migliaia di famiglie.

Paradossalmente, la ripresa economica post-pandemica e il rallentamento dell'inflazione degli ultimi mesi non hanno portato sollievo al portafoglio dei cittadini comuni. I salari sono rimasti sostanzialmente stagnanti mentre il costo della vita ha continuato a salire inesorabilmente. Lo studio evidenzia come una famiglia di quattro persone che guadagna centomila dollari all'anno, oppure un individuo che percepisce quarantasettemila dollari annui, faccia comunque fatica a coprire le spese mensili, trovandosi in una situazione economica non dissimile da quella dei veri e propri poveri.

Richard R. Buery Jr., amministratore delegato di Robin Hood, ha usato parole forti per descrivere la realtà quotidiana: "Sono le persone che vedi nella metropolitana - ha dichiarato - e ogni fine mese non sanno se riusciranno a mettere il cibo in tavola per le loro famiglie". Un'immagine vivida che racchiude il senso di precarietà diffusa. L'organizzazione avverte inoltre che i tagli federali ai programmi di assistenza sociale aggraveranno ulteriormente la situazione nei prossimi mesi.

Sophie M. Collyer, ricercatrice del Center on Poverty and Social Policy presso la School of Social Work della Columbia University, ha sintetizzato il fenomeno con una riflessione amara: le difficoltà economiche nel 2024 non sono state eccezioni, ma la regola della vita quotidiana per milioni di newyorkesi. Una conclusione che mette a nudo le contraddizioni di una metropoli globale dove la ricchezza convive con l'indigenza in uno squilibrio sempre più marcato.