A partire dalla metà di luglio entreranno in vigore le nuove disposizioni normative volte a contrastare la shrinkflation, il fenomeno sempre più diffuso che vede le aziende ridurre il contenuto dei prodotti confezionati senza applicare una corrispondente diminuzione dei prezzi al consumatore. L'annuncio arriva dal Codacons, che sottolinea come il termine per eventuali obiezioni dell'Unione europea sia fissato a mercoledì prossimo.

Tuttavia, secondo l'associazione di consumatori, le misure approvate risultano "debilitate e poco efficaci". In particolare, è stata eliminata l'indicazione obbligatoria in etichetta che avrebbe dovuto informare gli acquirenti circa la riduzione della quantità rispetto al precedente confezionamento. Al suo posto è stato istituito un sistema di comunicazione che coinvolge l'intera catena di distribuzione: produttori e rivenditori dovranno trasmettere ai punti vendita schede informative standardizzate che specifichino il calo di contenuto e la percentuale di aumento di prezzo associato. Queste informazioni dovranno essere rese accessibili nei negozi fisici e sulle piattaforme di e-commerce.

Il fenomeno della shrinkflation colpisce direttamente il settore dei beni di prima necessità, un comparto che movimenta 120 miliardi di euro annui in Italia. I rincari "invisibili" generati da questa pratica oscillano mediamente tra il 10 e il 18 percento, con incrementi che in alcuni casi superano il 40 percento. Gli alimenti risultano particolarmente vulnerabili, con cereali, latticini, dolciumi e bevande tra i principali bersagli. Anche i prodotti per l'igiene personale e domestica, come detergenti e carta, subiscono questa dinamica.

Ma mentre le istituzioni cercano di arginare la shrinkflation, emerge una minaccia ancora più insidiosa: la skimpflation. Secondo il Codacons, produttori e distributori stanno sempre più ricorrendo al taglio della qualità delle materie prime utilizzate nei loro articoli, oppure eliminano servizi accessori, senza però ridurre proporzionalmente i prezzi e le tariffe richiesti ai clienti. Esempi concreti riguardano la sostituzione del burro e dell'olio d'oliva con ingredienti meno pregiati come l'olio di palma e la margarina, oppure l'impiego di uova disidratate in polvere al posto di quelle fresche. Una strategia che trasferisce il costo della riduzione direttamente sul consumatore, stavolta non attraverso quantità minori, ma attraverso una qualità inferiore del prodotto finale.