L'Algeria sta fronteggiano una crisi legata agli incendi in piena estate, con la Protezione civile che ha segnalato ben 119 roghi divampati nell'arco di ventiquattro ore distribuiti in 33 province del Paese. Gli episodi maggiormente preoccupanti hanno interessato il nord della nazione, dove foreste, boschi, terreni agricoli e coltivazioni sono rimasti preda delle fiamme in condizioni climatiche estreme.

La causa primaria di questa ondata incendiaria è l'eccezionale rialzo delle temperature, che ha superato i 40 gradi lungo le aree costiere mediterranee e continuerà fino a domenica secondo i meteorologi locali. Nessuna vittima è stata registrata al momento, ma le autorità hanno dovuto ricorrere a risorse aeree per controllare i focolai più severi. L'incendio di maggiore portata è stato documentato a Sebaa Mzair, nel territorio di Nechmaya, provincia di Guelma, dove sei automezzi antincendio hanno operato con il supporto di tre velivoli AT-802 che hanno eseguito nove bombardamenti d'acqua e di un aereo BE-200. Ulteriori interventi aerei sono stati dispiegati nelle province di Bejaia a est e Blida nel centro del Paese.

Secondo gli ultimi aggiornamenti comunicati in serata, i vigili del fuoco hanno dovuto intervenire su altri 29 incendi che hanno danneggiato coltivazioni, frutteti e palmeti distribuiti in 17 province diverse. Diciotto di questi roghi sono stati completamente estinti, mentre le operazioni di bonifica continuano su dieci focolai residui ancora attivi.

Le zone costiere nord-orientali rimangono sotto allerta massima per l'ondata di calore, segnatamente nelle province di Bejaia, Jijel, Skikda, Annaba ed El Tarf. I meteorologi prevedono picchi tra 40 e 42 gradi come valore standard, con punte eccezionali tra 43 e 45 gradi in specifiche aree geografiche.

Le autorità algerine sottolineano come il problema sia aggravato dalla struttura geografica stessa del territorio, caratterizzato da una fitta copertura forestale, combinata con una siccità cronica che perdura da diversi anni. Questa congiunzione di fattori rende particolarmente vulnerabile il patrimonio boschivo nazionale, aumentando esponenzialmente il rischio di propagazione incontrollata degli incendi durante i periodi di temperature elevate.