Un'idea sempre più diffusa attraversa la politica italiana da destra a sinistra: il rischio rappresentato dalla Russia sarebbe principalmente una costruzione mediatica, un pretesto per alimentare spese militari che dovrebbero invece finanziare sanità, pensioni e welfare. A condividere questa prospettiva sono figure molto diverse tra loro, dalle posizioni sovraniste agli ambienti pacifisti, finanche dal governo stesso.
Giuseppe Conte ha sintetizzato questa narrazione lo scorso 8 luglio a Napoli, sostenendo che il riarmo europeo sia il prodotto di una narrazione interessata. Pochi giorni dopo, Roberto Vannacci ha rivendicato la stessa posizione, ricordando come lui e Conte condividano da tempo le medesime votazioni in sede europea. Prima ancora, Matteo Salvini, in qualità di vicepremier e ministro, aveva invitato alla cautela rispetto agli sforzi di sostegno occidentale a Kiev, tracciando un parallelo con le campagne fallimentari di Napoleone e Hitler in territorio russo. Le dichiarazioni del ministro hanno persino attratto consensi ufficiali dalla portavoce del ministero degli Esteri russo.
Queste posizioni, sebbene provengano da universi politici ed elettorali distinti, convergono su un nocciolo comune che merita un'analisi rigorosa dal punto di vista storico e intellettuale. Il fenomeno acquista rilevanza proprio perché non rappresenta più una singola corrente di pensiero, ma permea trasversalmente lo spettro politico nazionale, contaminando la destra nazionalista, settori della maggioranza di governo e le componenti pacifiste della sinistra. Per valutare la solidità di questa tesi occorre però risalire alle pagine della Storia contemporanea.
Dopo la Prima guerra mondiale, un conflitto che aveva generato oltre sedici milioni di vittime e devastato l'assetto europeo, i Paesi vincitori tentarono di costruire istituzionalmente la pace attraverso la Società delle Nazioni. L'obiettivo era ambizioso: creare un sistema di sicurezza collettiva in cui gli Stati rinunciassero alla forza unilaterale e risolvessero le controversie attraverso il diritto internazionale condiviso. Era una speranza nata dal terrore delle trincee, il primo grande esperimento globale di pace costruita sulla cooperazione anziché sull'equilibrio militare.
Tuttavia, questa aspirazione si rivelò fatalmente insufficiente nel giro di poco più di un decennio. Quando l'Italia fascista invase l'Etiopia nel 1935, l'organizzazione internazionale rispose con sanzioni economiche deboli e inefficaci, incapace di contenere l'aggressione. Questo episodio segnò l'inizio del declino della Società delle Nazioni e dimostrò che la deterrenza militare credibile rimane un elemento imprescindibile per la stabilità globale. Ignorare questa lezione del passato significa rischiare di ripetere gli errori che hanno permesso l'ascesa dei totalitarismi e la successiva catastrofe della Seconda guerra mondiale.