Lo scontro tra Giuseppe Conte e Gianfranco Polillo sui costi della spesa militare italiana accende il dibattito politico sulla sicurezza europea. Dopo un'apparizione nella trasmissione "In onda" su La7 che non lo ha soddisfatto, l'ex premier è tornato a denunciare i miliardi destinati al riarmo attraverso un lungo messaggio su X, accusando gli establishment industriali e finanziari di trarre profitto dalla corsa agli armamenti e suggerendo di preferire una difesa comune europea.
Nel corso della trasmissione televisiva, Conte aveva presentato un cartello con un target Nato fissato al 3,5% del Pil in spese per la difesa entro il 2035, traducendosi per l'Italia in una spesa annua tra i 45 e i 50 miliardi di euro. Successivamente aveva citato un dato complessivo di 500 miliardi fino al 2035, attribuendolo a istituti di ricerca autorevoli. Proprio su questi numeri il critico Polillo concentra i suoi dubbi, sottolineando come i calcoli presentati sembrerebbero gonfiati e poco credibili una volta sottoposti a verifica.
Secondo i dati dell'ultimo rapporto annuale della Nato, l'organizzazione ha comportato negli ultimi undici anni un costo oscillante tra i 960 e i 1.630 miliardi di dollari annui, con gli Stati Uniti a sostenere il 65-70% della spesa e i restanti trenta Paesi il rimanente. La situazione si è complicata da quando Donald Trump ha manifestato dubbi sulla continuità dell'impegno americano nel finanziare la difesa collettiva, una prospettiva che potrebbe costringere gli alleati europei a aumentare gli investimenti.
Polillo evidenzia come Conte non fornisca una prospettiva realistica: considerando la spesa annua italiana di 45-50 miliardi, moltiplicarla per dieci anni porterebbe a circa 450-500 miliardi, una cifra paragonabile a quasi due manovre di bilancio annuali complete. Secondo Polillo, questi calcoli deriverebbero dall'Osservatorio Milex, organismo che da tempo monitorizza le tendenze delle spese militari globali. Il dibattito rimane aperto sulla reale convenienza e sostenibilità di questi investimenti per l'economia italiana, con posizioni che divergono significativamente tra coloro che vedono la spesa come necessaria per la sicurezza collettiva e chi la ritiene eccessiva e favorevole soprattutto ai grandi attori dell'industria della difesa.