Nella notte tra l'11 e il 12 luglio, l'esercito ucraino ha condotto un'offensiva navale nel Mar d'Azov colpendo decine di unità appartenenti alla flotta russa. Secondo lo stato maggiore delle forze armate di Kiev, reso noto tramite un comunicato su Telegram, l'azione rientra nella strategia volta a indebolire il potenziale economico e militare dell'invasore.

Il bilancio dell'operazione è significativo: ben 21 petroliere della Federazione Russa sono state danneggiate nel corso dell'attacco. Queste navi, secondo le ricostruzioni fornite dal comando militare ucraino, svolgono un ruolo cruciale nel rifornimento di carburante e greggio verso il territorio russo, operando al di fuori dei vincoli imposti dalle sanzioni internazionali applicate a Mosca dopo l'invasione del febbraio 2022.

Ma i danni non si limitano solo alle petroliere. L'attacco ha raggiunto anche altre unità della flotta logistica nemica: quattro rimorchiatori, due cargo e una draga sono stati colpiti. Tutti questi mezzi, stando al racconto dei militari ucraini, erano destinati a supportare le operazioni di trasporto merci e le infrastrutture portuali controllate da Mosca nella regione.

Al momento resta ancora in corso la valutazione dei danni inflitti alle navi colpite e delle conseguenze che questi danneggiamenti avranno sulla capacità operativa russa. Lo stato maggiore ucraino non ha ancora fornito dettagli specifici sulla portata dei danni, ma l'entità dell'operazione sottolinea l'intensificarsi degli attacchi contro gli asset navali e logistici russi nel teatro di guerra marittimo.

Questa operazione s'inserisce in una più ampia strategia ucraina di colpire le linee di approvvigionamento russe e limitare la capacità di Mosca di condurre operazioni militari prolungate, mirando specificamente ai settori energetico e logistico considerati vitali per lo sforzo bellico.