Un provvedimento atteso da oltre trent'anni è diventato realtà. Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile ha stabilito i criteri ufficiali per l'omologazione dei dispositivi per il rilevamento della velocità, tracciando una linea netta tra le strumentazioni regolari e quelle non conformi. Secondo quanto emerso, circa tre apparecchi su dieci potrebbero non superare le nuove verifiche e rischiare quindi lo spegnimento.

La Corte di Cassazione ha più volte evidenziato come la semplice "approvazione" amministrativa dei rilevatori fosse insufficiente dal punto di vista legale. I giudici hanno costantemente ribadito l'esigenza di una procedura rigorosa e standardizzata, capace di garantire l'affidabilità tecnica e la legittimità dei dispositivi utilizzati dalle forze dell'ordine sulle strade italiane. Questa sentenza reiterata ha spinto il governo a colmare un vuoto normativo che durava da decenni.

Il nuovo decreto introduce un iter specifico e vincolante per l'omologazione, stabilendo criteri tecnici, modalità di certificazione e controlli periodici. La misura rappresenta una svolta significativa nel sistema di controllo della velocità stradale, bilanciando l'esigenza di sicurezza con la tutela dei diritti degli automobilisti, in particolare il diritto a contestare eventuali verbali sulla base della non conformità degli strumenti.

L'impatto pratico della norma potrebbe essere considerevole. Molti comuni e province dovranno sottoporre i propri autovelox a una verifica di conformità, con il rischio concreto che una quota rilevante della dotazione attuale non risulti idonea secondo i nuovi standard. Questo creerà probabilmente un percorso di sostituzione graduale dei dispositivi, con investimenti significativi da parte degli enti locali.