Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha acceso i riflettori su un problema che va ben oltre i singoli conflitti armati: la scarsità di una vera cultura della pace nelle società contemporanee. Intervistato a Norcia, il porporato ha evidenziato come gli appelli per fermare le ostilità, dal Medio Oriente alle altre zone di crisi mondiale, spesso non trovano ascolto né risonanza presso l'opinione pubblica.
Secondo Pizzaballa, arcivescovo della Gerusalemme dei Latini, il fenomeno affonda le radici in dinamiche più ampie e strutturali. "La mentalità prevalente è quella individualista", ha spiegato, dove "prevalgono gli interessi personali e la ricerca della convenienza economica". Questa cultura dell'io non rimane confinata alla sfera privata, ma contamina anche le relazioni sociali, comunitarie ed economiche su scala più larga, creando le condizioni fertili per l'escalation di violenze e conflitti armati.
Il cardinale ha puntato il dito contro una distrazione diffusa: "il cuore e l'attenzione della gente sono rivolti altrove". Gli appelli per la pace cadono nel vuoto non tanto perché ignorati deliberatamente, ma perché semplicemente non trovano spazio nel sistema di priorità e preoccupazioni quotidiane di molti cittadini.
Parlando specificamente della situazione nel Medio Oriente, sua regione di origine e responsabilità pastorale, Pizzaballa ha descritto un contesto "estremamente difficile e duro", caratterizzato da tensioni ormai sfociate apertamente e da anni di conflitto distruttivo. Ha tuttavia lanciato un monito cruciale alle comunità internazionali: "non si può pensare che nuovi equilibri geopolitici possano fondarsi unicamente sulla forza e sulla violenza". Per il cardinale, questa strada non porterà a una pace duratura, ma solo a cicli infiniti di ritorsioni.
Il problema del Medio Oriente, ha concluso Pizzaballa, è particolarmente intricato: "un ginepraio che lo è sempre stato e rischia di rimanere tale". Tuttavia, la lezione che dovrebbe derivarne è universale: costruire il futuro richiede il superamento della logica della coercizione e l'affermazione di una vera cultura della pace basata su ascolto, giustizia e riconciliazione.