La tensione attorno allo Stretto di Hormuz riporta l'incertezza al centro delle preoccupazioni delle istituzioni europee. In questi giorni la situazione nel cruciale canale marittimo si è nuovamente infiammata, spingendo Bruxelles a riprendere i contatti con i Paesi del Golfo, ormai considerati interlocutori strategici per la stabilità della regione. A differenza degli ultimi anni, quando gli Stati Uniti rappresentavano il partner privilegiato, l'Ue guarda ora con maggior cautela all'amministrazione Trump e privilegia il dialogo diretto con le petromonarchie arabe, tutte concordi nel ritenere il negoziato l'unica strada percorribile.

Lunedì a Bruxelles andrà in scena l'incontro tra i ventisette ministri degli Affari Esteri dell'Unione e i loro omologhi dei Paesi del Golfo, riuniti nel Consiglio Affari Esteri. Sarà la prima occasione di confronto tra Bruxelles e le monarchie arabiche dal momento della recrudescenza delle ostilità. Il timing è delicato: nel fine settimana potrebbero registrarsi sviluppi significativi, inclusa potenzialmente la riapertura della corsia centrale dello Stretto, attualmente oggetto di trattative tra l'Iran e l'Oman. È proprio Muscat che l'Europa considera il canale diplomatico più promettente per trovare una via d'uscita dalla crisi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Guardian, Bruxelles starebbe esplorando soluzioni innovative per garantire la libertà di navigazione, inclusa l'ipotesi di introdurre pedaggi facoltativi per l'utilizzo dei servizi marittimi nello Stretto. Questi oneri non sarebbero obbligatori e dovrebbero avere il riconoscimento dell'agenzia dell'Onu competente in materia di trasporto marittimo. Il modello di riferimento sarebbe quello dello Stretto di Malacca, fra Indonesia e Malesia, uno dei passaggi navali più importanti e complessi del pianeta, dove operano sistemi di tariffazione volontaria per servizi specifici senza imporli come obbligo generale. Una soluzione che rappresenterebbe un compromesso tra la necessità di stabilità e il rifiuto europeo di qualsiasi pedaggio coercitivo.

L'agenda del vertice di lunedì si estende ben oltre il tema energetico e della navigazione marittima. Sulla tavola dei negoziati finirà l'intera questione della stabilità regionale, con particolare attenzione alla questione palestinese e alla spirale di violenza in Libano. Lo stesso giorno il Consiglio Affari Esteri esaminerà anche il documento della Commissione europea relativo alle possibili misure contro l'importazione di beni provenienti dagli insediamenti illegali israeliani. Era stato direttamente il Consiglio europeo a richiedere all'esecutivo di valutare opzioni sanzionatorie in risposta all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, un dossier che continua a dividere gli Stati membri ma che rimane prioritario nell'agenda di Bruxelles.