Il governo italiano ha deciso di non partecipare a livello ministeriale al vertice internazionale indetto dal Segretario di Stato americano Marco Rubio per contrastare quello che Washington descrive come il risorgere del terrorismo transnazionale di matrice estremista di sinistra. La rappresentanza italiana dovrebbe limitarsi a un diplomatico, probabilmente inviato dall'ambasciata a Washington, in un evento che ha generato perplessità in decine di capitali mondiali e anche tra alcuni funzionari statunitensi.

La perplessità internazionale non è casuale. L'iniziativa, in programma per la prossima settimana, suscita forti dubbi circa i veri obiettivi dell'amministrazione Trump. Sebbene il Dipartimento di Stato americano presenti l'incontro come risposta a una minaccia concreta caratterizzata da forti connessioni transnazionali, diversi esperti del settore vedono dietro questa convocazione il tentativo di sfruttare i meccanismi antiterrorismo per contenere gli attivisti progressisti americani. Il presidente Trump ha ripetutamente espresso ostilità verso il movimento Antifa e ha recentemente firmato un decreto per classificarlo come organizzazione terroristica interna. La mossa odierna potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso una designazione come terrorismo estero, con il fine di acquisire ulteriori poteri investigativi inclusa la sorveglianza di massa. Funzionari statunitensi non identificati hanno perfino avvertito il Washington Post di un possibile effetto boomerang: una futura amministrazione democratica potrebbe utilizzare lo stesso precedente per colpire i movimenti conservatori.

Di fronte a queste considerazioni, non stupisce il diffuso scetticismo tra i sessanta Paesi circa invitati, che includono la gran parte delle nazioni europee, i principali attori latinoamericani e diverse potenze asiatiche come India, Indonesia e Singapore. Diversi governi stranieri hanno manifestato disappunto ufficioso per l'invito, evidenziando sia il ridotto preavviso disponibile, appena due settimane, sia la vaghezza degli scopi dichiarati dell'incontro. Molti ministri hanno ritenuto impraticabile la propria partecipazione a causa di impegni diplomatici già programmati.

Ma le ragioni del rifiuto sono principalmente politiche. Un diplomatico europeo ha detto chiaramente al Washington Post: «Nel nostro Paese non esiste una minaccia Antifa». Un altro funzionario ha sottolineato come le autorità locali non considerino il terrorismo di sinistra una priorità nella loro agenda sulla sicurezza. Di conseguenza, la maggior parte delle cancellerie ha optato per l'assenza completa o, al massimo, per una partecipazione simbolica tramite funzionari diplomatici di basso livello. L'Italia ha seguito questa linea, una scelta che ha immediatamente scatenato polemiche domestiche, con l'opposizione che ha chiesto al governo di boicottare completamente un'iniziativa descritta come problematica dal punto di vista politico.