La Commissione europea ha lanciato una sfida contro il tempo: entro lunedì gli Stati membri devono raggiungere un'intesa sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, per poi formalizzarla in soli quattro giorni. L'obiettivo è evitare che scatti automaticamente il 15 luglio l'aumento del price cap sul petrolio russo, che passerebbe da 45 a oltre 60 dollari al barile. Annunciate a inizio giugno dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, queste nuove misure sembravano destinate a un rapido ok dei ventisette, soprattutto dopo l'uscita di scena politica del premier ungherese Viktor Orbán. Invece, il percorso si è rivelato ben più tortuoso del previsto.

Il principale ostacolo riguarda il divieto d'ingresso nell'Ue ai veterani russi che hanno combattuto in Ucraina. La proposta, caldeggiata con insistenza dai Paesi baltici in testa all'Estonia, ha incontrato la decisa resistenza di Francia e Italia. Secondo Roma e Parigi, l'assenza di liste verificabili trasformerebbe il divieto in una misura generalizzata contro tutti i cittadini russi, con pesanti conseguenze economiche per il turismo. Entrambi i Paesi preferirebbero un approccio alternativo basato sul rafforzamento del Codice dei visti europei, più mirato e pratico da applicare.

Ma il dossier dei veterani rappresenta solo una delle questioni irrisolte sul tavolo negoziale. Germania e Portogallo si oppongono fermamente al bando dell'importazione di merluzzo russo, poiché il Pollack—merluzzo giallo—arriva nei loro porti in quantità significative con importanti ripercussioni economiche. Un'altra spina nel fianco riguarda le sanzioni alle navi metaniere che trasportano gas naturale liquefatto russo: Grecia e Malta, con i loro principali armatori, chiedono di escludersi da questa misura. Inoltre, il congelamento del price cap per sei mesi è considerato troppo prolungato da alcuni governi.

Venerdì sera la riunione dei Rappresentanti Permanenti (Coreper II) si è conclusa senza raggiungere alcun accordo. La presidenza irlandese, appena insediatasi, ha tentato di mediare ammorbidendo alcune disposizioni, ma il fronte rimane frammentato. A meno di sviluppi dell'ultimo momento, il dossier salterà direttamente al tavolo dei ministri degli Esteri convocati a Bruxelles per l'ultimo Consiglio Affari Esteri prima delle vacanze estive. Malgrado le divergenze, analisti e osservatori ritengono probabile che un'intesa finale sia comunque raggiunta prima della scadenza critica del 15 luglio, data dopo la quale entrerebbe in vigore il rialzo automatico del tetto al prezzo del greggio.