Ore frenetiche nella maggioranza di governo mentre gli sherpa dei principali partiti della coalizione si affannano a trovare una soluzione condivisa sul tema delle preferenze elettorali. Lo scopo è sottoporre un unico emendamento all'Aula prima della scadenza fissata per lunedì a mezzogiorno. Il tavolo negoziale sta vagliando diverse ipotesi: dalla concessione di preferenze limitata al solo candidato capolista, fino a soluzioni che prevedono una piccola quota di voti marcati e il resto libero. Intanto, dentro Lega e Forza Italia proseguono le discussioni interne per allineare le rispettive posizioni.
Le fratture all'interno della coalizione rimangono evidenti. Fratelli d'Italia e la componente di Nicola Morra spingono per allargare l'uso delle preferenze, considerandolo un ritorno della sovranità decisionale ai cittadini. Al contrario, Lega e Forza Italia mostrano una maggiore contrarietà al meccanismo. Nonostante queste divergenze, dal campo della maggioranza trapela fiducia. Antonio Tajani, vicepremier e guida di Forza Italia, ha dichiarato: "Siamo pronti al dialogo. L'importante è preservare la struttura complessiva della proposta, orientata alla stabilità". Igor Iezzi della Lega ha aggiunto che la questione delle preferenze "non è fondamentale" e che il weekend offre tempo sufficiente per trovare l'accordo. Roberto Vannacci, invece, continua a premere per una soluzione che consenta ai cittadini di scegliere direttamente.
L'esito di questa trattativa avrà effetti significativi sulla composizione del futuro Parlamento e condizionerà anche la strategia dell'opposizione. Il centrosinistra osserva gli sviluppi dalla finestra, pronto a reagire a seconda del risultato. Nel campo largo non vi è totale unanimità: alcuni ritengono che l'astensionismo sia controproducente, mentre altri sospettano che la maggioranza stia negoziando non solo sulle preferenze, ma anche su questioni apparentemente lontane dalla materia elettorale, come l'autonomia regionale tanto cara al Carroccio.
In Fratelli d'Italia convivono due spinte contrastanti: da un lato la volontà di mantenere gli impegni assunti in campagna elettorale proponendo, se necessario, un emendamento in solitaria; dall'altro, la necessità di preservare la coesione della coalizione di governo e ridurre i rischi di conflitti in Aula. Una mossa cruciale arriverà probabilmente lunedì mattina, quando il nodo potrebbe finalmente sciogliersi a poche ore dalla scadenza per la presentazione degli emendamenti. Le opposizioni, intanto, stanno già valutando l'eventualità di richiedere il voto segreto, una procedura che può essere innescata da venti deputati o da presidenti di gruppi con una forza numerica equivalente.